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ott/07

Long Tail: sempre ed ovunque

Mi piace il concetto di Long Tail.
Mi ci sono avvicinato da poi non così tanto tempo, ma ogni volta percepisco potenzialità enormi e spesso non colte che vi ruotano attorno.
Se lo affianco alle attività ed alle analisi che si fanno solitamente su di essa, mi torna alla mente l’approccio professionale che ho da sempre cercato di fare mio, qui in MOCA ed anche quando sbrigavo qualche lavoretto “home made”: tutti i clienti meritano la dovuta attenzione, tutti!

Per comodità riporto qui la definizione di Long Tail presa da Wikipedia, allegando il nome di colui che ha concepito questo concetto: “L’espressione coda lunga, in inglese The Long Tail, è stata coniata da Chris Anderson in un articolo dell’ottobre 2004 su «Wired Magazine» per descrivere alcuni modelli economici e commerciali. Il termine è anche utilizzato comunemente nelle scienze statistiche per definire modelli di distribuzione della ricchezza o di usi lessicali. In queste distribuzioni, una popolazione ad alta frequenza o ampiezza è seguita da una popolazione a bassa frequenza o ampiezza, che diminuisce gradatamente (tail off).

Long Tail - Coda lunga

In molti casi, gli eventi poco frequenti o di bassa ampiezza – la coda lunga, rappresentata dalla porzione gialla della curva – possono cumulativamente superare in numero o in importanza la porzione iniziale della curva, di modo che presi tutti insieme rappresentano la maggioranza. Anderson sostiene che i prodotti a bassa richiesta o con ridotti volumi di vendita possono collettivamente occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei pochi bestseller o blockbuster, se il punto vendita o il canale di distribuzione sono abbastanza grandi.“.

Devo fare una sincera precisazione: pensavo che questo Chris Anderson fosse “uomo di Web”, poichè mi sono incrociato con la Long Tail solo una volta approdato al mondo SEO/SEM, in particolare quando mi sono appassionato alla Web Analytics, e davo quasi per scontato che pure lui ne facesse parte.
Invece, non troppo tempo fa, mi confronto con i colleghi e scopro che la Long Tail sottointende un concetto economico e che Chris Anderson è un editore, ora editor-in-chief proprio di Wired Magazine.
Sono sollevato: finalmente trovo risposta a tutti quegli input che mi spingevano ad applicare il concetto di Long Tail ovunque, o quasi.

In questo post vorrei quindi condividere con voi le riflessioni in merito a questo concetto e, soprattutto, dove mi sento di poterlo applicare.

Dal mio punto di vista la Long Tail porta in sè un preziosissimo suggerimento relativamente ad un modus operandi vincente: concentrarsi sull’intera base dati, senza escluderne una porzione a priori partendo da considerazioni di tipo quantitativo piuttosto che qualitativo.
Individuare quindi quella porzione di dati utili a tracciare un fenomeno e cogliere ulteriori spunti per interpretarlo, considerando che spesso la risposta non è esattamente dove la cerchiamo.
Per scendere nel pratico, la Long Tail ci ricorda che le parole chiave che generano le conversioni, magari si trovano nella seconda parte della coda lunga, così come le parole chiave che non convertono e che, ancora di più, meritano di essere oggetto di analisi.
Quindi è performante avere una visione a 360 gradi della propria base dati e non escludere a priori certe porzioni piuttosto che altre, magari solo perchè generano meno accessi di altre.

Ecco invece ciò che penso in merito alle sue applicazioni.
Restando nella sfera della Web Analytics, oltre che alla lista di parole chiave per le quali registriamo accessi, credo sia performante approcciarsi nella medesima maniera anche per:

  • i siti di provenienza (refferals); non ne sono sicuro, ma sarebbe interessante verificare i percorsi e i comportamenti degli utenti che arrivano dai siti che ci garantiscono considerevoli quantità di traffico rispetto a quei siti, magari blog, che, sporadicamente (o anche una sola volta) ci linkano.
    Quel link (quello dal blog) è diverso, non fa parte di un blogroll o di un menu (site wide links) e quindi viene percepito diversamente, in senso positivo, sia dall’utente che dal motore di ricerca.
    E poi, quasi certamente, quel link indica una risorsa che ha davvero riscontrato successo ed interesse da parte del blogger del caso; è facile pensare, per tanto, che trasferirà tale riscontro positivo anche ai suoi lettori (probabilmente senza accorgersene, ma per noi, che riceviamo il link, sarà preziosissimo).
    Diverso il discorso per un link che proviene da un sito autorevolissimo; escludo dalla questione i vari Pagerank, Trustrank e traffico (che sono importantissimi, escluso il primo). Il link messo lì, in pianta stabile, che entra nel layout naturale del sito e che, alla lunga, non colpisce più l’attenzione del lettore, in quanto facente parte del consueto layout, non genera un ritorno di traffico targetizzato pari al link del primo tipo.
  • le pagine di entrata ed uscita; nel caso in cui si faccia una promozione parallela ai motori di ricerca, le pagine target di tali promozioni spesso sono le pagine principali: la homepage e la pagine indice delle macrosezioni. Può invece succedere che la conversione si verifichi in quelle pagine dove le informazioni sono più dettagliate o, per farla breve, che non sono raggiungibili in un paio di click (con tutta la buona volontà del webmaster), per tanto diventa fondamentale studiare l’accesso a tali pagine e, soprattutto, i percorsi (con parola chiave ed entry page) all’interno dei quali tale pagina è inserita.

Poi, allargandosi alla sfera della consulenza, sempre in ambito di web marketing (che credo sia un po’ la giusta fine, o l’inizio a seconda del punto di vista, dell’odierna figura del SEO) credo sia performante applicare il concetto di Long Tail anche a quest’altro concetto:

  • la fidelizzazione; che possiamo inserire nello scenario della clientela e anche nello scenario di una community.
    Partendo da quest’ultima, prendendo come riferimento un forum a caso e considerando anche la vita di un utente che, generalmente, compie un ciclo (che inevitabilmente avrà termine), diventa fondamentale compiere azioni di fidelizzazione proprio sui nuovi utenti. Su quegli utenti che, da un’analisi puramente quantitativa, hanno solo pochi messaggi pubblicati (ma non troppo pochi, altrimenti si rischia di confonderli con gli utenti occasionali), ma che, tornando al loro ciclo di vita, sono nella prima fase, quella dove la fidelizzazione, probabilmente, riesce a concretizzarsi con minore sforzo.
    Invece, nel caso della clientela, l’approccio è quello di considerare gli utenti/clienti tutti al medesimo livello, facendo attenzione in particolare a quelli che sono lì per la prima volta o che stanno per compiere il primo acquisto, perchè si sa che la prima impressione è fondamentale, e tale impressione può poi tramutarsi in un passaparola davvero performante.

Infine, un bellissimo esempio nel quale è stato applicato tale concetto, che in realtà mi ha passato Johnnie durante una chiacchierata in macchina: Google.
Esatto, Google.
Tralasciando le modalità individuate, è davanti agli occhi di tutti come Google abbia ideato, sviluppato e condiviso strumenti, servizi e promozioni pensando principalmente a quegli utenti che non fanno largo utilizzo (in termini quantitativi e qualitativi) di questo tipo di risorse, ma che apprezzano così tanto questo servizio che si fidelizzano e si avvicinano a tal punto da non avere il minimo dubbio sul motore di ricerca da utilizzare la prossima volta.
Tanto per essere diretti, credo che le grandi web agency non utilizzino un granchè Google Analytics, ma piuttosto il WebTrends del caso. Ecco, Google non ha come target la grande azienda, piuttosto il piccolo webmaster che, cavaldando la leva del gratuito, installerà Analytics su tutti i suoi domini e non si distaccherà più da Google, riconoscendo in esso un’entità buona e generosa.
(Tralascio i vari commenti, che approvo, sulla gratuiticità di Analytics in cambio degli affaracci nostri :-D ).

L’ultimo degli esempi, tanto per essere chiari e per il cui spunto ringrazio sempre Johnnie, è un’azione di comarketing tra Google Adwords e Tophost (fruitore di spazio web) che vedeva come oggetto della promozione 50 euro (regalati) di campagne pay per click per chi attivava o rinnovava un servizio su Tophost.
Sono chiari due aspetti:

  • probabilmente dietro a Tophost non si celano grosse aziende che investono capitali sul web, in quanti i suoi piani (di cui faccio abitualmente utilizzo) partono dalla modica cifra di 10,38 euro (iva inclusa);
  • quei 50 euro, anche moltiplicati per tutti i webmaster italiani, non rappresentano, credo, una cifra notevole per il colosso di Mountain View.

Ma allora perchè dedicare attenzione a questo tipo di target?
Perchè possiamo paragonare questi clienti proprio a quelle parole chiave che ci fanno registrare un solo accesso e che stanno in fondo alla Long Tail.
Ma se ci eleviamo di un solo livello per avere una visuale più ampia e critica, come abbiamo fatto con le nostre parole chiave, ci rendiamo conto che questo insieme di “50 euro” o di “parole chiave da un accesso”, corrisponde ad un target dal potenziale enorme, sul quale, probabilmente, la fidelizzazione si realizza e concretizza presto o con poco sforzo (infatti per le ultime parole chiave della Long Tail, di solito, siamo già ben posizionati).
Per non parlare del buzz che si scatena, tra l’altro a partire da fonti che spesso riscuotono maggior successo dei vari opinion leader sparsi per la rete.

Ecco.
Come avete potuto leggere ho opinione assolutamente positiva in merito a questo concetto.
Siete d’accordo?
Avete individuato altri esempi, rimanendo nell’ambito, dove si può applicare, o è già applicato, questo concetto?

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in SEM, SEO, Web Marketing · TrackBack URL

Commenti

diggita.it scrive,

ottobre 24, 2007 @ 09:32

Long Tail: sempre ed ovunque…

Mi piace il concetto di Long Tail.
Mi ci sono avvicinato da poi non così tanto tempo, ma ogni volta percepisco potenzialità enormi e spesso non colte che vi ruotano attorno….

Dell'Orto Fabio scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:01

Ottimo articolo Marco, davvero! Soprattutto hai fatto un paragone azzecato scrivendo la case history di top host.

gijno scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:24

Ottimo articolo Marco, come sempre sei un grande ;)

Ci ragiono un po’ su e creo delle considerazioni personali… :)

Michele De Capitani scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:25

Bellissimo articolo Marco, complimenti! :)

Anch’io punto molto su questo concetto di Long Tail per me e per i miei clienti, visto che ho avuto esperienze davvero positive, oltre che in termini di traffico anche di conversioni.

Puntare a keywords competitive è bene, utilizzare la long tail è indispensabile. :D

Grazie per la piacevole lettura,
a presto
Michele

Tambu scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:31

non sono del tutto convinto del discorso su GA. A me sembra che molti che vogliono “le statistiche” (virgolettato apposta) vogliano niente di più che un contatore di accessi. Se chi propone il webtrends di turno, e il suo costo, è in grado di spiegarne i vantaggi – ma soprattutto se chi ascolta è in grado di capirli (E SI FA DURA) – allora ok.
Altrimenti sarà il cliente stesso a dire “ma… non c’è quello là di Google che è gratis?” :)

Nicola Riva scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:41

Ciao Marco, bell’articolo, lungo e articolato. Interessanti le cose che dici sulla long tail, ne parlavo giusto io ieri. Si parla semrpe di quanto sia utile la long tail, verissimo, ma tu, punturesti sempre e comunque a coprire la tua long tail solo con attivitá seo?

Fran scrive,

ottobre 24, 2007 @ 10:47

Come dice giustamente Anderson la Long Tail, “descrive alcuni modelli economici e commerciali” . Io prima che al web la associo ad un cambio di tendenza. Come dicevo sul mio blog tempo fa, accostando la Long Tail alla musica, internet favorisce lo svilupparsi di nicchie.
Se appena dieci anni fà il modello era la Globalizzazione “pochi prodotti vendono moltissimo” , oggi abbiamo il contrario c’è una ricerca all’unico ed originale.
E’ lo stesso anche con internet, i feed non sono forse un modello di informazione personalizzata? Credo che al mondo non ci siano 2 feed reader con gli stessi feed.
Chiaro che questa tendenza all’unicità, al personalizzato, determina anche il modo in cui gli utenti cercano e deve determinare anche il modo con cui noi ci rendimo reperibili (o rendiamo reperibili i nostri clienti). Anche lavorando sulla Long Tail.

Considerazioni sparse, ci vorrebbe una tesi.

Leonardo Bellini scrive,

ottobre 24, 2007 @ 14:20

Ciao marco, complimenti per il post, davvero ricco di spunti. Eh sì applicare la coda lunga non solo ai motori ma anche alle community ed alle nostre azioni di fidelizzazione mi sembra assolutamente interessante e rafforza il concetto per cui la valutazione dei nostri clienti deve essere fatta nel lungo periodo, lungo tutto il ciclo di vita; in pratica significa passare da una valutazione basata sui Roi (breve periodo, one shot) ad una legata al Lifetime customer value (lungo periodo, durata, qualità e intensità della relazione).

marco scrive,

ottobre 24, 2007 @ 14:57

@ Fabio
Grazie!

@ Gino
Grazie!

@ Michele
Grazie!

@ Marco (Tambu)
Ottima considerazione. Chiaramente l’analisi su Google Analytics è stata riduttiva e superficiale, diciamo che ho individuato la leva che più di adeguava al discorso, anche se credo che, in termini di informazioni che GG può carpire, non ci sia poi così tanta differenza tra il piccolo webmaster e l’azienda che “gli basta avere un contatore di accessi”. E’ chiaro, comunque, che “la percezione della Web Analytics” merita uno spazio dedicato.

@ Nicola
Ciao Nicola, grazie! :-)
Ho letto e commentato il tuo post.
Certo, sono d’accordo con te, ridurre il concetto di Long Tail ad un approccio SEO non solo è riduttivo, direi addirittura, mi sbilancio, dannoso.

@ Fran
Ottime considerazioni (sparse). ;-)

@ Leonardo
Beh, più di “quoto” non mi sento davvero di aggiungere altro! :-)

Francesco Gori scrive,

ottobre 24, 2007 @ 17:57

Voglio essere ripetitivo ma… concordo con gli altri: ottimo post! Vorrei tuttavia aggiungere delle considerazioni personali.

1) La premessa in merito ai Referrals è una verità che io stesso ho riscontrato: i blogghettini semi-sconosciuti con un blogroll minuscolo ma “di nicchia” portano visite “migliori” di altri molto popolari. Le statistiche del mio blog confermano.

2) A parere mio la teoria della LongTail (Fabio e Marco ne sono a conoscenza) si accorda bene con il PayPerClick: fare posizionamento organico su chiavi “competitive” e utilizzare le key della “coda” per una campagna su AdWords, potrebbe essere una soluzione interessante.

3) Se ci parliamo di “conversione” dobbiamo tenere presente anche l’aspetto sociale di questo fenomeno, a sostegno che il modello della coda lunga può funzionare.

Ad ogni modo, sarebbe interessante fare dei test, tracciare attentamente i risultati e rifletterci su!

marco scrive,

ottobre 24, 2007 @ 18:00

grazie degli input e degli scambi di punti di vista, francesco.
preziose idee per futuri post ;-)

Andrea Vit scrive,

ottobre 25, 2007 @ 23:10

Vi propongo questo approfondimento di Miriam Bertoli (qui per il link)
che può essere utile come fonte di ispirazione per varie applicazioni e ragionamenti…

marco scrive,

ottobre 26, 2007 @ 09:22

@ Andrea
Grazie Andrea, quel post di Miriam lo conosco bene, mi è stato molto utile, comunque grazie per averlo segnalato. :-)
p.s. edito il link così non va fuori dal box commenti…

@ Alessandro
Grazie per la citazione, Alessandro, davvero!
Comunque facci sapere di quella tavola rotonda con Chris Anderson…davvero interessante! ;-)

Marco Dal Pozzo scrive,

ottobre 26, 2007 @ 19:52

Marco
complimenti per il post :)

Forse vado un pò fuori tema ma io un’applicazione delle code lunghe la vedo nell’offerta stessa di servizi Web Marketing (o qualsiasi altro servizio mi verrebe da dire) a piccoli clienti. Cerco di spiegarmi:

i grandi Brand (che sono quelli disposti ad investire grosse cifre in campagne Web) sono concentrati nella parte sinistra dell’asse delle ascisse.

Se ci si sposta a destra ci sono tante piccole realtà altrettanto “bisognose” anche se disposte ad investire cifre molto minori.

Quella delle piccole realtà penso siano un bacino potenziale di utenza per servizi Web Marketing sul quale puntare, soprattutto per chi è agli inizi. Tutto questo porta anche dei vantaggi:

(1) le tariffe non elevate che si applicano incontrano sia l’esigenza di chi offre (a prezzi più alti entri nel mercato solo se sei davvero bravo e “famoso”) sia quella di chi chiede (come dicevo i piccoli non vogliono spendere granchè)

(2) il meccanismo, se funziona, permette a chi offre il servizio di acquisire preziosa esperienza: magari se si sbaglia qualcosa la controparte può anche perdonarti :)

(3) le chiavi di ricerca sono proprio di nicchia e l’attività richiesta non è disumana (chi inizia è da solo e questo non è da trascurare). Qui gioca a favore anche la coda lunga applicata alle chiavi di ricerca: la piccola attività del paesello certamente non mira a conquistare clienti tramite Web lontani chissà quante centinaia di chilometri (questi vogliono essere cercati per “hotel a Guardiagrele” e non per “hotel in Italia”); e chiavi così sono più facili da attaccare ;)

(4) una tariffa bassa permette a tutti di stare dignitosamente sul Web. Questo è l’aspetto che potrebbe sembrare meno economicamente vantaggioso (anzi lo è) per chi offre ma qui mi sento di dire che certi siti di Promozione turistica locale (o di altre attività) sono davvero penosi :)

Perdonami, il commento è venuto troppo lungo :-/

marco scrive,

ottobre 30, 2007 @ 10:24

ciao marco, scusa per il ritardo nel risponderti! :-)
commento troppo lungo?!? ma che, scherzi?!? fossero tutti così! ;-)

grazie invece per l’ottimo contributo apportato alla discussione.

Top Ten SEO/SEM Ottobre 2007 scrive,

ottobre 31, 2007 @ 12:03

[...] 7) A proposito di giovani, Marco Ziero, al numero 7 con: Long Tail sempre ed ovunque. [...]

marco scrive,

novembre 14, 2007 @ 14:02

gran bel post circa l’applicazione della Long Tail in ambito musicale, qui il link.

Chris Anderson a Milano: sì parla di Long Tail scrive,

novembre 15, 2007 @ 12:29

[...] il mio; [...]

Daniele scrive,

novembre 26, 2007 @ 13:06

Vorrei segnalarvi un interessante post sulla inutilità della Long Tail per il posizionamento, voi che ne pensate?

marco scrive,

novembre 26, 2007 @ 15:25

Grazie Daniele, nel primo ritaglio ci dò una bella letta!
Ma tu che ne pensi?
;-)

marco scrive,

novembre 26, 2007 @ 15:34

io ho risposto :D

Daniele scrive,

novembre 28, 2007 @ 15:55

Anche io penso che la Long Tail delle keywords sia utilissima per analizzare nuovi trend di ricerca e sia invece inutile e dispendioso armeggiare per posizionarcisi. Ciò non attenua la pregranza teorica del concetto di Long Tail che spiega con efficacia i nuovi modelli di distribuzione dell’economia postfordista. (che sarebbe poi l’uso originario che ne fa Anderson)
Daniele

Web Analytics sulle ricerche interne ad un blog orizzontale scrive,

febbraio 11, 2008 @ 21:46

[...] Chiaramente, le considerazioni nascono dall’analisi della Long Tail interna di questo blog, per tanto si rifanno allo specifico caso di un blog orizzontale. [...]

Web Analytics sulle ricerche interne ad un sito di comparison price scrive,

febbraio 11, 2008 @ 22:06

[...] L’homepage di Kelkoo, per esempio, riporta dei link di accesso al alcune sezioni in particolare. E’ chiaro che, per individuarne alcune, ne sono state escluse delle altre. Incrociando i dati delle due Long Tail, possono emergere i settori che, andando incontro all’utente, si possono riproporre immediatamente nella homepage. [...]

La blogosfera come un iceberg: un’occhiata alla base scrive,

giugno 29, 2008 @ 20:14

[...] individualmente, fanno meno di 50 unici al mese? Non è forse un’estensione del concetto di Long Tail che si discuteva qualche post fa? Negli Stati Uniti c’è già un’azienda, a mia conoscenza, che, per vendere spazi [...]

Vittore Fotografo scrive,

dicembre 14, 2008 @ 08:41

Grazie ottimo articolo sulla Long Tail

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