Lo ammetto, sono innamorato di questo lavoro.
Mi ritrovo a parlarne continuamente.
Spesso scivolo ed inizio a discutere di alcuni aspetti anche con persone che sono assolutamente al di fuori di questo ambiente e che quindi, senza volerne fare una colpa, non sono in grado di replicare alle mie considerazioni.
Molte volte “queste persone” sono in realtà Angela che, gentilmente, mi ascolta e mi sopporta.
A dire il vero, però, Angela spesso è fonte di riflessioni e considerazioni che trovano spazio su questo blog poichè, indipendentemente da tutto, è altrettanto interessante condividere le idee che lei si è fatta in merito a questo o quell’altro strumento Internet.
Non ultimo lo scambio di opinioni circa il carrello di un sito di e-commerce.
Angela utilizza il carrello per:
- calcolare il totale da pagare;
- verificare, all’ultimo step, le spese di spedizione;
- verificare che non vi siano tasse o “altre cose da pagare” (mi viene in mente la spesa di gestione dell’ordine che compariva come ultima voce nel riepilogo ordine di CHL);
- vedere se ci sono particolari promozioni “a sorpresa”.
In ogni caso, la stragrande maggioranza delle volte, Angela non completa il processo d’acquisto ed esce prima, quindi, probabilmente, non utilizza il carrello per la principale funzione per la quale è stato creato però, in ogni caso, ha portato alla luce interessanti considerazioni che possono, credo, rivelarsi davvero utili per chi gestisce un sito di ecommerce.
Ma, oltre al discutere, ciò che trovo davvero affascinante è osservare questi non addetti ai lavori utilizzare lo strumento Internet.
Non che noi addetti, adesso, siamo gli unici a sapere “come si usa veramente Internet“, ma credo che abbiamo assunto, tutti quanti, delle deformazioni professionali che, in qualche maniera, ci avvicinano l’uno all’altro.
Per tanto, osservare qualcun’altro, la maggiorparte delle volte si rivela estremamente più utile ed affascinante.
Anche in questo secondo frangente, “qualcun’altro” non è che Angela, poichè, nelle case dei relativi genitori, spesso ci ritroviamo a navigare assieme.
Una delle ultime cose che mi ha colpito è stata la seguente.
Scenario: stiamo cercando di capire dove, tra la confezione ed il corpo macchina, possiamo individuare il numero seriale della nostra nuova Canon EOS 400D.
Come browser utilizziamo Firefox.
Tra i risultati, ci capitano molte discussioni in diversi forum circa la promozione CashBack di Canon; per comodità, utilizzando il comando Mela+F (:-P), individuiamo il punto esatto dove citano il termine, per esempio, “seriale”.
Faccio un paio di ricerche, non trovo nulla e passo la palla ad Angela.
Partendo sempre dalle SERP di Google noto che per due volte, anzichè cliccare sul Tag Title che compone parte dello snippet, Angela clicca sul link alla “Copia Cache“.
Sono subito pronto, sfiorando l’arroganza, a spiegare cos’è la copia cache illustrando, per forza di cose, la modalità con la quale la utilizzo io (ovvero verificare che le modifiche per una tale pagina siano state “digerite” dal motore di ricerca).
Invece, semplicemente, le chiedo perchè ha cliccato sulla copia cache.
E lei mi risponde (non esattamente con la seguente terminologia): “Perchè i termini utilizzati per comporre la query string, nella copia cache, vengono evidenziati di default, per tanto è più facile individuare, all’interno della pagina, dove il termine cercato viene menzionato”.
Chapeau.
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