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dic/07

Content is king vs Community is king

content is king vs community is king

Sono passate da un po’ di tempo (anche se la strada da percorrere è ancora tanta) quelle intere ore trascorse all’interno di forum, siti e blog a capire cos’era questo SEO e, quindi, a capire cosa fare per poter posizionare un sito tra i primi risultati di Google.

Da subito ho avuto la fortuna di incrociare questa importante frase: “Content is king“. Semplice ed efficace.

Il vero “trucco” per raggiungere l’obiettivo era dunque scrivere contenuti originali e di qualità; da qui, a ruota, si poteva agganciare e spiegare il concetto di link popularity (link di ritorno spontanei e a tema) e quello di Trustrank.
Insomma, c’era poco da fare: non potevi ottenere visibilità se non producevi contenuti/servizi/prodotti di qualità e, tra l’altro, internet, in questo frangente, è proprio l’ambiente che non puoi raggirare con la pubblicità fasulla: o c’è arrosto o non c’è nulla, del fumo non sappiamo cosa farcene.

Questo motto, che in tre parole esprime davvero tanto, ha insomma fatto parte fin da subito del mio background nell’ambito dei motori di ricerca e quindi, del mio lavoro.

Poi, faccio un piccolo salto temporale, è arrivato il Web 2.0.

Il succo di questo “nuovo” web penso possa essere ben rappresentato da questa serie di termini: utente (user experience e user generated content), aggregazione, condivisione e partecipazione.
I siti taggati come 2.0 sono quelli che sono stati in grado di creare attorno ad un concept, di fatto, una community.
Community, giustamente, in linea con alcuni termini sopra riportati (aggregazione, condivisione, partecipazione), anzi, con tutti i termini, poichè l’utente, in tutto questo, non posso certo non considerarlo.

C’è stato chiaramente un gran parlare di questa nuova concezione della rete, di questo nuovo modo di approcciarsi ad essa e di viverla.
E in tutto questo gran parlare, ho incrociato alcuni claim davvero curiosi, ma quello che ha dato l’input per questo post è stato: “Community is king“.

A questo punto desidero aprire una parentesi.
Spesso ho letto che il vero obiettivo di un sito/applicazione 2.0 è, di fatto, quella di essere acquistato da un grande brand, per tanto, è necessario avere l’idea giusta che consenta di aggregare milioni di utenti che poi, sempre i grandi brand, riescono a vedere solo come un ulteriore bacino di utenza profilata e fidelizzata al quale imporre le impression di questo o di quell’altro.
I termini chiave, visto lo scopo sopra citato, sono quindi aggregazione ed utente.
Aggregazione ed utente, in altre parole, le potrei riassumere con community.
Insomma Flickr con Yahoo!, MySpace con Murdock e Facebook con la sfilza di acquirenti in attesa dovrebbero insegnare.
Chiusa parentesi.

Perdonate, apro una seconda parentesi (solo per disegnare uno scenario più chiaro).
Con il 2.0, tutti quanti hanno la possibilità di creare e pubblicare contenuti e, per forza di cose, la qualità degli stessi è stata intaccata.
Il sottoscritto non potrà girare video di qualità pari ad abili film maker statunitensi, oppure scattare fotografie solo avvicinabili ai talentuosi fotografi islandesi che dominano Flickr, però lo fa, perchè il mio canale su YouTube è lì, così come il mio account su Flickr.
Quindi, mi sento di poter dire che dove c’è una community, difficilmente ci saranno solamente contenuti di elevata qualità, perchè è il meccanismo stesso che impedisce di raggiungere tale risultato.
Chiusa la seconda parentesi (scusate).

Quindi, per fare il punto, in ambito SEO/motori di ricerca vale la regola “Content is king“, in (certi) ambiti 2.0Community is king“.

Posto il fatto che si tratta di ambiti diversi ma che si incrociano volentieri e che le due regole non devono per forza escludersi a vicenda, ciò che vorrei discutere con voi è: quale di queste due regole vale davvero?
Col fatto che, oramai, il Web è taggato come 2.0 è meglio “Community is king“?
Oppure la “vecchia” “Content is king” vale sempre?
Ma allora Facebook, attuale oggetto di miei studi e del quale ancora non capisco il senso, che ne ha fatto del “Content”?
E più in generale le Community, i cui nomi più celebri vengono menzionati per riportare case history di successo nate dal web, che ne hanno fatto del Content?

Cerco di esprimermi meglio: se qualcuno ci chiede il nome di un sito che ha avuto o sta avendo successo oggi, nell’era del 2.0, cosa tiriamo fuori dal cappello? Io, ora come ora, direi Facebook, ma non potrei mai lasciare da parte l’amato Flickr.
Bene, si tratta di due Community dove l’utente crea, pubblica, condivide e si aggrega ad altri utenti.
Però, la Community, per il concetto esposto nella seconda parentesi, per forza di cose non può nulla contro il calo della qualità dei contenuti.
L’alternativa è creare qualcosa a numero chiuso o a pagamento, ma non raggiungerebbe più l’obiettivo esposto nella prima parentesi, ovvero quello di farsi comprare da qualcuno perchè, come minimo, bisogna creare un vasto bacino di utenza per attirare l’attenzione dei grossi investitori.
Quindi mi chiedo: visto il successo delle Community che per raggiungere lo scopo di farsi acquistare devono creare un notevole bacino di utenza sempre coscienti del fatto che la qualità dei contenuti si abbasserà, qual è, delle due, la regola più rappresentativa?
Community is king o content is king?
Voi da che parte vi schierate? :P

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in Considerazioni, SEM, SEO, Web Marketing · TrackBack URL

Commenti

Fran scrive,

dicembre 10, 2007 @ 13:02

Interessanti spunti (come sempre), soprattutto quando parli del “bacino di utenti per farsi acquistare”, grande verità. Però, una provocazione, sei sicuro che “Con il 2.0, tutti quanti hanno la possibilità di creare e pubblicare contenuti e, per forza di cose, la qualità degli stessi è stata intaccata.” ???

Io credo che la qualità dei contenuti reperibili su internet sia migliorata (magari in percentuale no), oggi su internet si trovano contenuti molto + interessanti rispetto a quelli che si trovavano 10 anni fa, questo anche (soprattutto???) grazie alla passione di molti blogger (te compreso).

Che ne pensi? :)

Marco Dal Pozzo scrive,

dicembre 10, 2007 @ 18:20

Marco,
post ricco di spunti di riflessione!

Non sono troppo d’accordo con te quando fai (scusa se riassumo in questo modo!) l’equazione tra Community e calo della qualita’ dei contenuti. Penso sia una questione di definizione.

Se per te la qualita’ equivale a dire “libro stampato” allora sono d’accordo con te: ma ovviamente non e’ questo il punto.

La qualita’ sta nel fatto che tali contenuti sono generati dal basso ed e’ questa la novita’ e la bellezza. Le persone hanno una legittima aspirazione a parlare con altre persone: un colloquio peer-to-peer magari guidato, questo si, da un “padrone di casa” non troppo “invadente”…

Io poi direi che la “Community is King” perche’ the Content is King. Fidelizzi utenza, generi discussioni, crei gruppi di qualita’ intorno ad un argomento (content) perche’ cio’ di cui parli e’ interessante e stimola partecipazione.

IMHO :)

marco scrive,

dicembre 10, 2007 @ 18:41

Rispondo ad entrambi :-)

Rimango della mia convinzione: il fatto che tutti possano creare contenuti non può che aver abbassato la qualità degli stessi.

Piccola parentesi: tra quelli che abbassano la qualità, sicuramente, inserisco anche il sottoscritto, per tanto ci tengo a precisare che questo post non vuole essere nessun atto di accusa/denuncia verso chissà chi o chissà cosa.
Chiusa parentesi.

Non dico che è una cosa brutta.
Il meccanismo di condividere le conoscenze e vivere la rete più attivamente ha generato progetti, spunti, idee pazzesche (con accezione positiva, naturalmente); ma quando parliamo di grandi numeri, quando parliamo di percentuali, non possiamo non ammettere che si sta parlando dello 0,…%.

Prendiamo YouTube.
Fichissimo, tutti possono creare i video.
La Apple può prendere un video di un adolescente e premiarlo sfruttandone l’idea per uno spot.
User generated content.
Ma quanti spot ha creato la Apple da video ritrovati su YouTube?

In termini percentuali, purtroppo, la qualità si abbassa.
Ma è fisiologico.
Io non mi voglio schiera da una parte o dall’altra, ma devo fare fronte ad un aspetto che si è verificato.

Basta andare anche su Flickr.
Una volta era luogo “digitale” per professionisti ed appassionati della fotografia.
Oggi con le reflex che costano meno, l’ADSL a 20 euro al mese e un po’ di tempo a disposizione carico pure io le foto online, ma io non sono un fotografo, e questo abbassa la qualità dei contenuti che in Flickr sono presenti.

E’ facile, nel caso specifico di Flickr, per portare alla luce gli scatti di indiscussa qualità, c’è una specie di newsletter giornaliera che pesca le migliori 500 foto, ogni giorno.

Tra queste foto, gli scatti dei fotografi “amatoriali” non ci finiscono, ma è giusto così.
Tutti andiamo su Flickr perchè si sa che lì ci sono belle foto, ma se i fotografi professionisti ad un certo punto migrassero in un’altra piattaforma, Flickr crollerebbe e noi, a ruota (ne sono certo), seguiremmo le qualità.

Alcuni siti “artistici”, addirittura nel 2007, continuano a mantenere un account premium (solo a pagamento).

E anche in altri ambiti si vede questo fenomeno.
Pure tra i SEO o, per dirla più larga, nel settore Web Marketing.
Da poco è nata SEOnida, un forum a numero chiuso; e il numero chiuso è stato deciso per cercare di mantenere alta la qualità delle discussioni, cosa che non può avvenire dove il bacino di utenza è fatto da più d 10.000 utenti, per esempio.

Questa, ripeto, non vuole essere un’accusa o cosa, ma una constatazione.

IMHO :-)

Ah, circa il titolo del post, per rispondere nello specifico a Marco, mi riferivo al fatto che, lato SEO, “Content is king” è un must, anche perchè si riferiva all’aspetto dell’ottimizzazione interna di una pagina che, ad oggi, ha il peso specifico maggiore: il contenuto.

Questo contenuto, testuale, in molte community non lo ritrovo. Tra l’altro, spesso, il contenuto non è proprio l’oggetto del social network, vedi Flickr, YouTube…per tanto, con un pelo di provocazione, li volevo mettere a confronto. :-P

diggita.it scrive,

dicembre 10, 2007 @ 18:47

Content is king vs Community is king…

Da subito ho avuto la fortuna di incrociare questa importante frase: “Content is king“. Semplice ed efficace….

Alessio scrive,

dicembre 10, 2007 @ 20:35

Ciao Marco,

credo ci sia un grosso equivoco sulla definizione di “qualità” dei contenuti. Il Web 2.0 -per sua definizione- è il Web in mano agli utenti: la qualità va vista in modo puramente funzionale.

ES. Le recensioni di TripAdvisor non sono recensioni di qualità giornalistica scritte da esperti del settore, ma agli utenti interessa più quello che scrive Geena82 da Milwakee di quello che scrive Rick Steeves => sono contenuti di qualità…

Se guardi la prima pagina di “Digg” ti accorgi bene di quale contenuto sia “King” nel Web 2.0… :)

Ciao!
Alessio

marco scrive,

dicembre 10, 2007 @ 21:42

Ciao Alessio,

concedimi una piccola parentesi per confidarti il fatto che è davvero un piacere vederti qui e che sono un tuo fedele e affezionato lettore.

Circa la funzionalità dei contenuti generati dagli utenti direi che non ci sono dubbi. D’altronde il successo di certi siti è stato decretato proprio da questi.

Probabilmente, considerando siti di news rating, oppure stile Digg, o ancor più di recensioni di qualsivoglia servizi, il ragionamento non fa una piega.

Credo che, osservando ciò che dici, le mie riflessioni considerassero maggiormente siti dove altri tipi di contenuti, video ed immagini, la fanno da padrone.

Grazie per il passaggio ed il contributo alla discussione.
:-)

Daniela Trifone scrive,

febbraio 6, 2008 @ 00:44

Se qualcuno mi chiedesse il nome di un sito che ha avuto o sta avendo successo oggi, nell’era del 2.0, non avrei molti dubbi su come rispondere, in primis citerei Google e Wikipedia.

Google e in genere tutti i motori di ricerca da anni, e ben prima del fenomeno web 2.0, hanno adottato un modello di business in antitesi con la produzione diretta di contenuti, occupandosi del solo contenitore.

Anche Wikipedia, insediandosi in una nicchia temuta e scordata dai grandi player del settore (dall’enciclopedia Britannica alla Treccani), non ha fatto altro che mettere a disposizione uno spazio pratimante infinito per lasciare esprimere chi aveva voglia di collaborare ad uno dei più grandi progetti collettivi online.

Che fine hanno fatto quindi i contenuti? Naturalmente se questi due siti non trattassero contenuti, seppur creati da altri, non avrebbero ragione di esistere, voi che ne pensate?

marco scrive,

febbraio 6, 2008 @ 10:15

Aspetto la replica di qualcun’altro perchè desidero ringraziarti per la visita e per l’ottimo contributo! :-)

Ah, comunque, due esempi perfetti per rispondere al contenuto del post. :-)

Chiara scrive,

marzo 11, 2008 @ 02:02

Personalmente penso possano convivere entrambe le cose, com’è poi nella vita reale. Si è parlato di youtube, ultimamente gli sviluppi dello user generated content si stanno vedendo anche sul territorio nazionale.

Ne è testimonianza un progetto web italiano come the blister project(www.blisterproject.com), totalmente UGC che approda su una televisione commerciale come AllMusic(www.allmusic.tv/blister).

Spazio alla creatività e al web, anche sui media tradizionali a discapito di quello che spesso e volentieri ci viene imposto come contenuto di qualità e spesso così non è, come quello della produzione televisiva.

marco scrive,

marzo 15, 2008 @ 10:17

Ottimo contributo, Chiara.

Grazie per il passaggio. :)

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