
Sono passate da un po’ di tempo (anche se la strada da percorrere è ancora tanta) quelle intere ore trascorse all’interno di forum, siti e blog a capire cos’era questo SEO e, quindi, a capire cosa fare per poter posizionare un sito tra i primi risultati di Google.
Da subito ho avuto la fortuna di incrociare questa importante frase: “Content is king“. Semplice ed efficace.
Il vero “trucco” per raggiungere l’obiettivo era dunque scrivere contenuti originali e di qualità; da qui, a ruota, si poteva agganciare e spiegare il concetto di link popularity (link di ritorno spontanei e a tema) e quello di Trustrank.
Insomma, c’era poco da fare: non potevi ottenere visibilità se non producevi contenuti/servizi/prodotti di qualità e, tra l’altro, internet, in questo frangente, è proprio l’ambiente che non puoi raggirare con la pubblicità fasulla: o c’è arrosto o non c’è nulla, del fumo non sappiamo cosa farcene.
Questo motto, che in tre parole esprime davvero tanto, ha insomma fatto parte fin da subito del mio background nell’ambito dei motori di ricerca e quindi, del mio lavoro.
Poi, faccio un piccolo salto temporale, è arrivato il Web 2.0.
Il succo di questo “nuovo” web penso possa essere ben rappresentato da questa serie di termini: utente (user experience e user generated content), aggregazione, condivisione e partecipazione.
I siti taggati come 2.0 sono quelli che sono stati in grado di creare attorno ad un concept, di fatto, una community.
Community, giustamente, in linea con alcuni termini sopra riportati (aggregazione, condivisione, partecipazione), anzi, con tutti i termini, poichè l’utente, in tutto questo, non posso certo non considerarlo.
C’è stato chiaramente un gran parlare di questa nuova concezione della rete, di questo nuovo modo di approcciarsi ad essa e di viverla.
E in tutto questo gran parlare, ho incrociato alcuni claim davvero curiosi, ma quello che ha dato l’input per questo post è stato: “Community is king“.
A questo punto desidero aprire una parentesi.
Spesso ho letto che il vero obiettivo di un sito/applicazione 2.0 è, di fatto, quella di essere acquistato da un grande brand, per tanto, è necessario avere l’idea giusta che consenta di aggregare milioni di utenti che poi, sempre i grandi brand, riescono a vedere solo come un ulteriore bacino di utenza profilata e fidelizzata al quale imporre le impression di questo o di quell’altro.
I termini chiave, visto lo scopo sopra citato, sono quindi aggregazione ed utente.
Aggregazione ed utente, in altre parole, le potrei riassumere con community.
Insomma Flickr con Yahoo!, MySpace con Murdock e Facebook con la sfilza di acquirenti in attesa dovrebbero insegnare.
Chiusa parentesi.
Perdonate, apro una seconda parentesi (solo per disegnare uno scenario più chiaro).
Con il 2.0, tutti quanti hanno la possibilità di creare e pubblicare contenuti e, per forza di cose, la qualità degli stessi è stata intaccata.
Il sottoscritto non potrà girare video di qualità pari ad abili film maker statunitensi, oppure scattare fotografie solo avvicinabili ai talentuosi fotografi islandesi che dominano Flickr, però lo fa, perchè il mio canale su YouTube è lì, così come il mio account su Flickr.
Quindi, mi sento di poter dire che dove c’è una community, difficilmente ci saranno solamente contenuti di elevata qualità, perchè è il meccanismo stesso che impedisce di raggiungere tale risultato.
Chiusa la seconda parentesi (scusate).
Quindi, per fare il punto, in ambito SEO/motori di ricerca vale la regola “Content is king“, in (certi) ambiti 2.0 “Community is king“.
Posto il fatto che si tratta di ambiti diversi ma che si incrociano volentieri e che le due regole non devono per forza escludersi a vicenda, ciò che vorrei discutere con voi è: quale di queste due regole vale davvero?
Col fatto che, oramai, il Web è taggato come 2.0 è meglio “Community is king“?
Oppure la “vecchia” “Content is king” vale sempre?
Ma allora Facebook, attuale oggetto di miei studi e del quale ancora non capisco il senso, che ne ha fatto del “Content”?
E più in generale le Community, i cui nomi più celebri vengono menzionati per riportare case history di successo nate dal web, che ne hanno fatto del Content?
Cerco di esprimermi meglio: se qualcuno ci chiede il nome di un sito che ha avuto o sta avendo successo oggi, nell’era del 2.0, cosa tiriamo fuori dal cappello? Io, ora come ora, direi Facebook, ma non potrei mai lasciare da parte l’amato Flickr.
Bene, si tratta di due Community dove l’utente crea, pubblica, condivide e si aggrega ad altri utenti.
Però, la Community, per il concetto esposto nella seconda parentesi, per forza di cose non può nulla contro il calo della qualità dei contenuti.
L’alternativa è creare qualcosa a numero chiuso o a pagamento, ma non raggiungerebbe più l’obiettivo esposto nella prima parentesi, ovvero quello di farsi comprare da qualcuno perchè, come minimo, bisogna creare un vasto bacino di utenza per attirare l’attenzione dei grossi investitori.
Quindi mi chiedo: visto il successo delle Community che per raggiungere lo scopo di farsi acquistare devono creare un notevole bacino di utenza sempre coscienti del fatto che la qualità dei contenuti si abbasserà, qual è, delle due, la regola più rappresentativa?
Community is king o content is king?
Voi da che parte vi schierate?
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