21
gen/08

Web Analytics sulle ricerche interne ad un sito di e-commerce

Inizio questa breve serie di articoli sulla web analytics e, nello specifico, circa le considerazioni in merito alle ricerche interne che si possono effettuare in un sito web.

Con questo post desidero condividere alcune considerazioni circa le ricerche interne che si possono effettuare all’interno di un sito di e-commerce.

Prendo come esempio il sito di Amazon (www.amazon.com) perchè ha un paio di requisiti minimi che possono confermare (credo) ciò che vado a dire:

  • un elevatissimo grado di autorevolezza del brand online;
  • un altrettanto elevato quantitativo di traffico web generato.

Poichè desidero restringere, per quanto possa sembrare un eufemismo, l’analisi delle ricerche alle parole chiave utilizzate, tralasciando quindi pagine di entrata, di uscita, frequenze di rimbalzo, conversioni e tempi di permanenza, direi di concentrarmi, come prima cosa, sull’utente.

Per forza di cose, il profilo che vado a disegnare dipende parecchio dalle mie conoscenze di Amazon, però cercherò di essere il più obiettivo possibile.

Posso immaginare che l’utente che va ad acquistare su Amazon ricopra le seguenti caratteristiche:

  • riconosce la risorsa online come una tra le più autorevoli nel settore;
  • è a conoscenza di ciò che Amazon offre ai suoi acquirenti (cd, dvd, libri, …);
  • ha acquistato almeno una volta o, quanto meno, grazie al passaparola, ripone in Amazon una quantità di fiducia sufficiente.

Questi requisiti mi permettono di abbozzare un concetto: l’utente che va su Amazon sa che, circa dvd, cd e libri, può trovare di tutto perchè vede in Amazon in player leader del settore.

Alla luce di ciò passo a dare una sbirciatina alla Long Tail delle ricerche interne.
Immagino che sarà composta da:

  • i pezzi che vanno per la maggiore in quel momento;
  • alcuni pezzi di nicchia richiesti in quantità decisamente inferiori;
  • e alcuni pezzi che Amazon non ha nel database.

E’ su questo ultimo punto che mi desidero soffermare.
Infatti le considerazioni che ne vengono fuori sono diverse da quelle della Long Tail esterna (quella generata dalle ricerche da motore) poichè c’è un fattore che qui emerge: ciò che l’utente immagina che Amazon posso o debba vendere poichè ritenuto player leader nel settore.

E’ questa, secondo me, l’informazione davvero utile che emerge dall’analisi delle ricerche interne: ciò che l’utente desidera acquistare (conservando sempre il fatto che parte di tale aspetto è comunque ricavabile anche dall’analisi della Long Tail esterna).
E’ chiaro che, nel caso di Amazon, tutte le richieste non verranno assecondate, però può rivelarsi davvero utile che più di qualche utente ricerchi materiali che Amazon non vende, poichè è un chiaro messaggio di quali sarebbero i pezzi che Amazon dovrebbe aggiungere al suo database di prodotti.

Queste considerazioni, dall’analisi della Long Tail esterna, non si possono fare.
Da motore di ricerca, infatti, accedo ad Amazon solo se incrocio la pagina interna relativa al prodotto che sto cercando.
Ma se Amazon non vende quella cosa, non comparirà nei primi risultati del motore di ricerca, per tanto sarà un’informazione che non è in grado di immagazzinare.

Invece, dalle ricerche interne, ciò può emergere.
Personalmente, credo che Amazon abbia uno dei più vasti database circa libri e musica, per tanto, se desidero acquistare un cd, sono sicuro che Amazon ce l’ha.
Però può succedere che, nonostante le affermazioni di cui sopra, esso, in realtà, ne sia sprovvisto.
Tale informazione, secondo il mio punto di vista, è davvero preziosa perchè fornisce un ulteriore dato relativamente ad un prodotto desiderato e potenzialmente acquistabile da parte dell’utenza.

Voi che ne pensate?
Quali altri fenomeni si possono interpretare dall’analisi delle parole chiave utilizzate per compiere ricerche interne ad un sito di e-commerce?

Aggiungo di seguito i link alle altre puntate di questa serie di post circa la web analytics sulle ricerche interne di siti web di varia natura:

Abbonati al Feed RSSSe questo post ti è piaciuto, puoi decidere di ricevere gratuitamente gli aggiornamenti del blog abbonandoti al Feed RSS. Clicca qui.

in Web Analytics · TrackBack URL

Commenti

quasigoal scrive,

gennaio 23, 2008 @ 16:50

Valida osservazione.
In fin dei conti è simile a quanto accade in un negozio normale quando il cliente chiede “scusi, ce l’avete voi …?” “voi vendete…?”. Se cento chiedono quella cosa forse è meglio che mi dia da fare per fornirla pure io.

Credo che il passo successivo sia sulla profilazione degli utenti, mi sembra lo facciano già in parecchi sugli acquisti effettuati (suggerire cosa hanno comprato gli utenti che per vari fattori sono simili a noi). Dalle parole chiave utilizzate da certi tipi di utenti si può forse dedurre cosa un certo tipo di utenza sta cercando nel nostro sito e adottare strategie ad hoc. capire la “tendenza” delle probabili richieste dei nostri utenti non sarebbe malaccio.

marco scrive,

gennaio 25, 2008 @ 10:05

@ quasigoal
Direi che il paragone ed il passo successivo sono assolutamente azzeccati. :-)

Web Analytics sulle ricerche interne ad un sito di comparison price scrive,

gennaio 28, 2008 @ 10:49

[...] I presupposti circa il sito web di esempio, la sua autorevolezza online, il traffico generato e il rapporto con l’utente finale rimangono immutati dal post precedente. [...]

Salvatore Naso scrive,

maggio 5, 2008 @ 02:15

Verissimo, avere un motore interno al proprio sito offre validi dati sulle richieste degli utenti, permettendo di ottimizzare le pagine per rendere più accessibili i contenuti più richiesti!

Web Analytics sulle ricerche interne al sito web scrive,

giugno 29, 2008 @ 19:33

[...] un e-commerce [...]

Web Analytics sulle ricerche interne ad un blog orizzontale scrive,

luglio 1, 2008 @ 19:09

[...] un e-commerce [...]

Lascia un commento

Forse potranno interessarti...

.