La prima volta che ho sentito parlare di “Local Search” è stato a New York, nel 2008, in occasione del SES.
Considerando dove sono nato e cresciuto, non riuscivo a “giustificarmi” questo forte interesse verso il “local”; poi mi è bastato fare quattro passi per Manhattan e mettermi in cerca di reti wi-fi disponibili per capire tutto.
A chiudere il cerchio, inoltre, l’adozione da parte mia di un dispositivo mobile (iPhone); dico “a chiudere il cerchio” perchè con la diffusione del mobile, per forza di cose, anche il local ha subìto un forte boost.
Con questo post vorrei condividere con te alcune osservazioni proprio in merito a “local search+mobile”, cioè al “mobile search“.
Solo il fortissimo interesse dietro a questa nuova keyphrase è sufficiente a spiegare come il mobile search non sia esattamente, e solamente, il navigare in internet (quindi anche su Google) attraverso un dispositivo mobile ma piuttosto una nuova maniera di utilizzare uno strumento come il motore di ricerca per soddisfare, finalmente, delle esigenze che sono diverse da quelle che si manifestano quando siamo seduti davanti ad un computer.
Prima di saltare alle conclusioni vorrei condividere il procedimento che ho seguito per questa analisi “di mercato”.
Come base dati a disposizione avevo dei siti turistici, dei siti di clienti ed il mio blog.
Ho scelto proprio il blog per una serie di ragioni:
- con il blog ricevo accessi, non moltissimi, per parole chiave georeferenziate (per esempio, “ristorante messicano padova”);
- i siti turistici, per la loro natura, ricevono accessi praticamente solo per questo tipo di parole chiave;
- gli altri siti verticali sono troppo “distanti” in termini di tematica per raccogliere delle parole chiave di tipo “geo“.
Una volta individuata la base dati, visto che tutti i siti “montano” Google Analytics, ho utilizzato una delle ultime feature del software di web analytics di Google: i segmenti avanzati.
Ho realizzato dei segmenti che consideravano tutti gli accessi provenienti dai sistemi operativi (OS) che contraddistinguono i dispositivi mobile:
- iPhone;
- SymbianOS;
- iPod;
- Playstation Portable.
In seguito, sono andato ad analizzare la long tail (o gli accessi da motore di ricerca) e la sua composizione.
Mi permetto di aggiungere una piccola nota: Google Analytics, di default, carica i dati relativi agli ultimi 30 giorni; allargando il range temporale per essere sicuro di considerare tutta la base dati a disposizione, ho realizzato che i primi accessi “di questo tipo” sono iniziati attorno a Settembre 2007. Curioso. Naturalmente, poi, sono andati via via aumentando.
Pubblico la lista delle prime 10 parole chiave di questo segmento che hanno generato accessi al blog (di seguito).

Si tratta di una coda lunga di 77 parole chiave (circa lo 0,1% rispetto alla coda complessiva). Di queste, 19 (24%) fanno esplicito riferimento a ricerche georeferenziate (turismo gastronomico e di benessere, naturalmente modellato sui post pubblicati nel blog). Gli accessi complessivi sono stati 114, mentre quelli generati dal segmento 26 (22%).

Se però consideriamo gli ultimi 60 giorni, quindi un periodo:
- più maturato per quello che concerne questo tipo di ricerca
- e durante il quale ho smesso di generare accessi al blog provando le funzionalità dell’iPhone,
saltano fuori i numeri che seguono.
Una coda lunga di 30 parole chiave di cui 11 sono “geo“, quindi circa il 35%; dei 43 accessi complessivi 15 sono generati dal segmento preso in considerazione (34%).

In totale trasparenza, non so se i numeri di cui dispongo possano essere considerati quanto un campione statistico, però, come vediamo ora, da un punto di vista qualitativo credo rappresentino bene una “tipica” sessione di navigazione da dispositivo mobile.
Qualitativamente parlando è interessante osservare che:
- la frequenza di rimbalzo è superiore all’85% (ma in questo particolare scenario non si tratta assolutamente di un dato negativo);
- la percentuale di visite nuove si aggira attorno al 90% (vista la “giovinezza” di questo tipo di ricerca è comprensibile);
- il tempo medio speso sul sito è abbondantemente sotto i 30 secondi;
- la media delle pagine viste per sessione di navigazione è di 1,1.
Di fatto i dati descrivono bene il fenomeno della ricerca da mobile e della fruizione dei contenuti trovati, dal mio punto di vista.
Mettiamo, ad esempio, che io cerchi informazioni su un locale qui a Treviso del quale ho visto la pubblicità per strada o del quale abbia sentito parlare: faccio una ricerca georeferenziata, pochi secondi a leggere un commento, individuo l’indirizzo o il telefono (che sono, molte volte, le vere informazioni ricercate), esco (quindi “faccio rimbalzo”), chiamo e vado a mangiare (magari tracciare gli ultimi due step).
Inoltre un’analisi va anche fatta sul numero di termini come compongono le parole chiave di ricerca, escludendo le “stop words” ho calcolato una media pari a 2,6 termini che scende a 2,1 se consideriamo i dati degli ultimi 60 giorni; in questo senso, a Gennaio 2008, Avinash Kaushik confermava che la media era passata a 4 termini (fonte: Google Query Words Increase | Beu Blog).
Big News:
- The average Google query now consists of 4 words and not 3! That’s up for the first time ever as of Q4 2007, from the long-time 3 word per query Google user average.
Vorrei poi osservare tutte quelle parole chiave che fanno esplicito riferimento ad un “turismo gastronomico“, chiamiamolo così.
Diverse menzionano nella query il nome della struttura, magari allegando termini diversi per lo stesso esercizio commerciale tipo “trattoria”, “osteria”, “pizzeria”; altre esplicitano, in maniera più diretta, il nome dell’esercizio stesso; altre ancora aggiungono dettagli per affinare la ricerca in merito al posto, quindi inserendo, per esempio “centro” e le ultime individuate arrivano ad un dettaglio quasi perfetto di localizzazione del risultato indicando nella query anche, per esempio, “tel“.
L’impressione è che si tratti di ricerche riferite ad esercizi commerciali già conosciuti, dei quali, quindi, servono le informazioni necessarie a:
- telefonare/prenotare;
- raggiungere il posto ottenendo l’indirizzo;
- leggere una recensione prima di andarci a cena.
Inoltre, in termini di georeferenziazione, solo una volta ho osservato un’indicazione abbastanza generica, “veneto”; negli altri casi si trattava di indicazioni più precise, “padova”, “venezia”.
Un ultimo aspetto curioso che ho osservato è che diverse delle top key che compongono la long tail di questo segmento analizzato coincidono con quelle che ritrovo nella lista delle parole chiave che, in generale, portano accessi al blog, per esempio,”iphone 2g“; inoltre le chiavi georeferenziate, da una coda lunga all’altra, si sono spostate dalla coda alla testa, andando ad occupare posizioni che indicano maggiori volumi di traffico.
E tu? Hai fatto osservazioni ed analisi del genere? Ti va di condividerle?
Update.
Ho preso uno di quei siti turistici di cui menzionavo all’inizio del post, uno dei più “grossi”.
Rispetto al numero di visite complessive registrate negli ultimi 60 giorni, quelle generate da dispositivi mobile è pari allo 0,2%; di queste il 26% si avvale dell’utilizzo di un motore di ricerca.
Ecco; giusto per completezza di informazione.
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