01
set/06

Mare mosso…si balla

Oggi ultimissimo giorno in terra sarda, ci aspetta una lunga giornata!
Finiamo di prepare i bagagli e alle 9 siamogià in macchina. Il programma prevede l’attraversata, da sud a nord, dell’intera Sardegna, perché alle 15 abbiamo il traghetto ad Olbia, destinazione Livorno.
Durante il viaggio facciamo una deviazione verso Losa, circa a metà strada, per andare a vedere il famoso nuraghe, uno dei più ampi e alti, ancora in piedi.

nuraghe-losa.jpg

Riprendiamo il viaggio e siamo ad Olbia per ora di pranzo, parcheggiamo e ci mettiamo in cerca di un posto dove mangiare. Una curiosità…un sacco di posti, con scritto fuori un’insegna indicante “pizza a mezzogiorno”…proprio a mezzogiorno erano chiusi…mah?!?
Dopo un po’ di girare a piedi, scegliamo un ristorantino dentro una stradina…diciamo che l’impressione iniziale non è stata delle migliori…sì, potevamo cambiare posto, ma la fame sopraggiungeva implacabile!
Ci avviciniamo alla porta e la cameriera ci dice che dentro è pieno, così ci accomodiamo su un tavolo fuori (dopo qualche secondo arriva dell’altra gente, nessuno era uscito, e li fanno accomodare dentro…mah?!?) e ci porta il menu. Ognuna fa la propria scelta, la cameriera viene a prendere le ordinazioni e quando capisce che avremmo preso quattro cose diverse ci avvisa che in cucina aveva solo tre bollitori, e così potevamo scegliere al massimo tre tipi di primo. Vabbè…senza fare tante storie, avevamo i tempi stretti, e pure una gran fame, ordiniamo spaghetti alle vongole e gnocchetti alla campidano (un sugo di pomodoro e salsiccia).
Dopo qualche minuto esce una famiglia furibonda che si lamentava del fatto che dopo gli antipasti, il risotto di pesce non arrivava mai, e che era invece stato portato ai due tavoli a fianco…beneee!
A noi le cose sembrano invece andare meglio, anche se la maleducazione delle cameriere e della titolare era palese! Sì, sembrano andar meglio finchè non c’arrivano i primi…gli gnocchetti erano buoni ma gli spaghetti alle vongole erano qualcosa di indescrivibile…pieni d’acqua, scotti (ma funziona il bollitore) e senza sale! Ma la fame è fame e ci mettiamo di buona lena a pulire i piatti.
Dopo esserci alzati da tavola, ringraziando che, tutto sommato, era andato tutto bene, ci dirigiamo per la macchina per poi deviare in direzione del porto.

Arriviamo e le prime impressioni mettono subito in agitazione mia madre…gli addetti ci dicono che il traghetto ha almeno due ore di ritardo e che il mare è parecchio mosso (questa era tra l’altro la versione ufficiale del ritardo) quindi…si sarebbe ballato!
Non ci resta che farci due passi per la stazione marittima che c’è in porto, e lì scopriamo una cosa un po’ bizzarra. La stazione era divisa in due parti, una prima hall dove c’erano le biglietterie delle varie compagnie di traghetti, e una seconda parte dove c’erano ristorante, bar, edicola, bagni. Da questa seconda parte era poi possibile uscire sul grandissimo piazzale che ospitava gli attracchi per i traghetti in arrivo. La cosa bizzarra è che per passare dalla hall alla seconda parte, bisognava passare per il metal detector, come in aeroporto…spiego meglio. A parte il fatto che io ho avvisato che avevo con me cellulare e cintura (la quale aveva suonato all’aeroporto di Venezia, e che mi avevano fatto togliere), le guardie mi hanno fatto posare il cellulare sul tavolino e si sono fidati del fatto che io avessi la cintura…è vero che il metal detector evidenzia a che altezza hai l’oggetto di metallo, ma io potevo avere una qualsiasi arma in tasca e questo avrebbe suonato alla stessa maniera…vabbè!
Comunque la cosa bizzarra è che quando passavi il metal detector e uscivi sul piazzale, ti ritrovavi esattamente dove noi avevamo la macchina, solo che precedentemente eravamo giunti in quel punto senza passare per la stazione marittima, senza che nessuno ci dicesse niente e senza che nessuno ci avvertisse che bisognava passare per il metal detector. Ma non era una cosa difficile fare il giro della stazione marittima, cioè, non era una furbata, tutti passavano per fuori per andare a vedere i traghetti in arrivo, quindi la sicurezza si accertava che solo quelli che andavano a prendere un cappuccino ed un giornale in stazione, non avessero effettivamente armi…mah?!?

A piedi ci dirigiamo verso la macchina, e ci mettiamo lì ad aspettare. Dopo due ore di “dolce far niente�? arriva il traghetto. Saliamo, guardiamo mio padre imbarcarsi con la macchina, e via alla classica corsa per accaparrarsi i posti migliori.
Partiamo con due ore di ritardo, oltre alle due annunciate precedentemente, e, per fortuna di mia madre, il mare, anche a detta di chi scendeva dal traghetto, era tranquillo.

Ci siamo sistemati sulle poltrone, ed abbiamo ingannato il tempo come meglio si poteva, libri, creative micro zen, pizza, una marea di caffè e cappuccini, patatine, passeggiate…(io mi sono preso “Il terzo gemello�? di Ken Follett…è un po’ datato, però mi ha preso talmente bene che, arrivati a Livorno, ne avevo già letto metà…piccolo recordo personale!).
Finalmente arriviamo a Livorno, saliamo direttamente in macchina quando si era ancora tutti sul ponte (scala gialla, piano numero 1) e ci mettiamo sulla strada direzione Firenze-Bologna-Padova-casa. Durante il viaggio di ritorno ci siamo fermati diverse volte nei vari autogrill, per prendere caffè, brioches, andare in bagno, abbiamo assistito alla morte del Telepass (non vi dico il casino per uscire), gli ultimi 100 km ho dato il cambio alla guida a mio padre (era al volante dalle 9 di mattina!) e finalmente, alle 06.00 del mattino siamo arrivati a casa.
Abbiamo salutato mia nonna, mia sorella e poi ci siamo infilati sotto le coperte.

La mattina successiva mi sono rifatto i bagagli, perché la mia seconda settimana di ferie l’avrei passata a Rotzo (vicino ad Asiago) (da dove vi sto scrivendo), nella casa in montagna dell’amore della mia vita, insieme a lei e alla sua famiglia.
Un saluto…

cibino-nuraghe.jpg

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Commenti

deborah scrive,

luglio 20, 2007 @ 12:48

Marcolino queste le mie foto in Sardegna :D
Vacanza 2007 ;)

http://www.flickr.com/photos/10054791@N08/

Rino scrive,

luglio 14, 2008 @ 12:38

Il Totem ama gli umani che nuotano e giocano nell’acqua e che proteggono le risorse del mare e della terra…
LA LEGGENDA DEL TOTEM CHIAMATO CAVALLO su: http://www.tribu.helloweb.eu
Ciao!

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