[Non mi considero un SEO; i motivi sono tutti miei, però mi serviva qualcosa per rendere più corto il titolo e per far rendere immediatamente l'idea]
Adoro questo lavoro.
Lo dico davvero.
Un sacco di cose mi affascinano: dal fatto di sapere che lavoriamo tutti su un algoritmo del quale conosciamo poco o nulla (dove per “poco” intendo lo stretto necessario per garantire della visibilità) alla possibilità di analizzare, attraverso i numeri, i comportamenti di utenti che si siedono davanti ad un computer connesso ad internet; ma una e una sola è la cosa che davvero non mi fa stancare mai di ciò che faccio: il tempo.
Il fattore tempo.
Può farti incazzare.
Può farti gridar vittoria.
Può farti pensare che sei un genio oppure che non hai davvero capito nulla.
E’ una variabile che non si riesce a possedere, che si può osservare e della quale si è in balìa.
Spesso può presentarsi come un problema, soprattutto quando ci sono criticità e quando devi confrontarti con un cliente al quale, giustamente, non è richiesto di possedere la materia. Ti chiede quando ci vuole “per fare quella cosa lì” e tu, che sei “l’esperto”, nel massimo della trasparenza puoi solo dirgli che:
- sei in grado di stimare un tempo approssimativo sulla base della tua esperienza;
- farai di tutto per dare input agli spider di Google affinchè “la cosa” avvenga il più velocemente possibile.
Spesso ti disorienta e ti porta a fare delle considerazioni errate.
Esempio: faccio una modifica al title, torno sulla serp dopo 24 ore e scopro che sono avanzato di una posizione, magari da 6° a 5°; ti fa credere che quell’avanzamento è merito della tua modifica e ti fa perdere di vista il fatto che su quella serp siete almeno in dieci.
E’ un fattore che è assolutamente necessario conoscere e calcolare.
Ma è anche una variabile che non si fa calcolare.
Ti sa far mancare il terreno sotto i piedi così come ti può far pensare di essere un gran SEO.
Non so voi, ma a me, sta cosa, piace un casino.
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