20
set/07

Web 0.0

Mi piace da morire il Web 2.0.
Cioè, non mi piace il termine (penso che si sia voluto coniare un nuovo vocabolo per vendere sempre la stessa minestra; ah, maledetti markettari :D ), ma mi piace il modo di vivere la rete che questa terminologia dovrebbe in qualche modo definire.
Il condividere le idee, il voler dire la propria, il vivere la rete da protagonisti, la necessità quindi di imparare ad ascoltare: questo mi fa apprezzare davvero il Web 2.0.

Ancor di più, probabilmente perchè non è propriamente il mio campo, apprezzo il Design 2.0, quel modo di rappresentare la rete attraverso nuovi layout, nuove idee, nuove linee…sì sì, questo mi fa davvero apprezzare il Web 2.0.

Ammetto che, navigando tra siti e siti, gli input e le idee iniziano a danzare da un capo all’altro del mio cerviello (:D ) con ritmo frenetico, poi però, mio rammarico, è sempre il medesimo il binario dal quale devo scendere: il Web 0.0.

Non voglio coniare nessun nuovo termine, desidero solo indicare, con un vocabolo (per quanto difficile sia), la vera maniera di vivere in web, o almeno la reale maniera di vivere il web per chi, con il web stesso, vuole fare business.

Insomma, a livello aziendale, professionale, lavorativo, sono davvero poche le occasioni di poter imbastire qualcosa di 2.0, o quanto meno di affiancare applicazioni di questo tipo a progetti già esistenti.
La novità, il vantaggio, la potenzialità di questo Web 2.0 non sono per nulla percepiti.
Ed è un vero peccato perchè, come si può vedere in alcune case history made in U.S.A., questo 2.0 funziona!

Basterebbe avere il coraggio di investire in forme nuove e provare a scomettere per primi poichè, dal mio punto di vista, non c’è possibilità di evitare tale investimento, prima o dopo ci si arriverà tutti, prima o poi tutti dovremmo allinearci ad un linguaggio che si sta evolvendo, prima o dopo il corporate/business blog, per dire, si diffonderà, non c’è nulla da fare.
Chi investirà per primo, probabilmente, sarà quello che ne guadagnerà di più e chissà che il suo esempio non faccia investire, un po’ alla volta, tutti.

P.s. Oddio, già più di un milione di risultati per Web 3.0.

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in Considerazioni, SEM · TrackBack URL

Commenti

diggita.it scrive,

settembre 20, 2007 @ 09:08

Web 0.0: siamo sicuri di vivere il 2.0?…

Odoro il Web 2.0, ma spesso questo si scontra con la dura realtà di chi desidera fare business con il web. Questo modo alternativo, per essere buoni, di vivere il web l’ho chiamato 0.0….

Mattia Soragni scrive,

settembre 20, 2007 @ 11:29

web 2.0 è un termine, niente di più…

il “web 2.0″ è sempre esistito…sono cambiati i modi e le visualizzazioni…

una nuova tipologia di grafica è comparsa nello stesso momento…e si è associata a questo fenomeno…

io vorrei fare un sondaggio: quanti siti vedete con questa grafica ogni giorno? e quanti di questi corrisopndono esattamente alla definizione di “web 2.0″…

il web 2.0 è una moda momentanea che passerà…
il “web 2.0″ è un modo di vivere il web

marco scrive,

settembre 20, 2007 @ 11:39

sono d’accordo sul fatto che è un termine, meno sul fatto che è sempre esistito, semmai è il termine “web” che è sempre esistito.
sono arrivate attitudini e grafiche nuove.
però non volevo parlare del web 2.0, che dal canto mio, trovo abbia notevoli potenzialità perchè mette il consumer al centro.
volevo piuttosto discutere lo scontro che avviene ogni volta che ad un’attività online vai a proporre qualcosa di 2.0.
quanti scommettono?
quanti hanno ancora paura dei brutti commenti?
quanti ancora non hanno capito che l’immagine conta e ancor di più la presenza se si vuole investire online?
quanti non hanno ancora capito che è cambiato il modo di vivere il web ed è nato un nuovo linguaggio al quale bisognerà, gioco forza, allinearsi?

Fran scrive,

settembre 20, 2007 @ 11:53

Io lo dissi già sul forum gt.

Oggi sul web si può realmente fare quello per cui la rete era stata concepita: comunicare, interagire, condividere e confrontare.

Si poteva fare anche prima (forum, chat, newsletter e newsgroup), ma oggi con le nuove tecnologie (etc etc) lo si può fare meglio e più semplicemente. La rete è finalmente democratica, la casalinga di assago può finalmente avere il suo sito e pubblicare le sue ricette + foto, bypassando la web agency.

Questa SVOLTA della rete la possiamo chiamare anche PIPPONIA, ma merita comunque una definizione nuova che sottolinei il prima dal dopo.

Magari noi addetti ai lavori non vediamo la separazione, ma oggi c’è una democratizzazione della rete ed un’appropriazione del web da parte degli utenti commovente.

Finalmente le brochures online non hanno più ne mordente ne senso. L’utente si fida solo (o quasi) dell’utente.

marco scrive,

settembre 20, 2007 @ 12:21

quoto in toto!

Mattia Soragni scrive,

settembre 20, 2007 @ 12:26

[QUOTE]Si poteva fare anche prima (forum, chat, newsletter e newsgroup), ma oggi con le nuove tecnologie (etc etc) lo si può fare meglio e più semplicemente.[/QUOTE]

forum chat sono sistemi di interazione… quindi si riferiscono alla definizione di web 2.0

giustamente le tecnologie sono diverse, ma non per questo non esisteva già un sistema che permetteva il tutto…

come i video… solo grazie alla potenza delle connessioni oggi possiamo fare streaming… ma la possibilità c’è sempre stata…

Fran scrive,

settembre 21, 2007 @ 09:04

Sì sì, Matti, è vero, ma sarà la banda, saranno i nuovi linguaggi del web, ma io ci vedo un prima e un dopo, per cui mi pare giustificata una parola per chiamare un nuovo periodo.

Anche la storia dell’uomo è unica e in evoluzione ma esiste un medioevo e un rinascimento, anche fosse solo per convenzione, ma io l’esistenza del termine web2.0 la trovo giustificata.

Se però parliamo di chi ci ha speculato o chi ancora ci specula, allora è tutto deprecabile.

P/s
Bella discussione, bravo marco.

marco scrive,

settembre 21, 2007 @ 09:21

mi piace il paragone con la storia e l’evoluzione dell’uomo…ottimo!

p.s. grazie! la discussione diventa interessante anche grazie alla vostra partecipazione. :-)

Raccolta siti web scrive,

settembre 21, 2007 @ 17:20

Davvero! Le realtà aziendali nel web sono molto distanti da chi “vive” nel web ed apprezza ciò che è web 2.0.

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