
Giusto qualche sera fa, Angela, io ed alcuni amici dell’università ci siamo trovati per realizzare il papiro per una nostra amica laureanda (anche lei, chiaramente, Scienze Statistiche).
Fare un papiro non è semplice.
Mi riferisco alla realizzazione del testo, non tanto del disegno (per il quale, in mancanza di amici, si commissiona qualcuno).
Spessissimo in dialetto locale, obbligatoriamente in rima, che ripercorre la vita del laureando (dal concepimento alla laurea) con, anche se non è scritto da nessuna parte, una forte connotazione sessuale. Che ci volete fare…”so’ ragazzi!”.
Non è facile e spesso si parte coscienti del fatto che sarà una bella rottura di scatole.
Poi, invece, parte la magia: qualche battuta a Word, un paio di risate, più di un paio di bicchieri di vino e le rime iniziano ad uscire da sole dalle labbre.
Il risultato finale è sempre estremamente divertente e la serata si chiude sempre con le lacrime agli occhi.
So quasi per certo che il papiro fa parte della tradizione dell’Università degli Studi di Padova ed ho visto che anche in altre città tipo Venezia e Vicenza (quest’ultima, però, è sede staccata di Padova) si è adottata questa tradizione.
Ma nelle vostre università si consuma questa “pratica”.
Perché a Padova, la vera e propria festa si fa in piazza, di fronte al Palazzo Bo, vestiti in maniera strana (o svestiti), unti delle più inimmaginabili schifezze (che si devono assaggiare), martoriati di botte dai compagni ed oggetto dei turisti giapponesi che si avvicinano a scattare milioni di foto.
E’ dura (per entrambe le parti), ma alla fine è sempre una bella festa.
Da voi? Che si fa?
Ah, per farvi un’idea, qui i link ad alcune lauree più o meno recenti (qui, qui, qui e qui).
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