Domenica sera sono stato al palazzetto San Lazzaro di Padova a vedere Roberto Benigni allo spettacolo “Tutto Dante“…una delle esperienze più belle della mia vita.
E’ difficile descrivere la serata, perchè le emozioni sono state davvero tantissime.
Il palazzetto era gremito e, qualche minuto dopo le 18, si sono spente le luci ed è partita una musica allegra, felice, entusiasta, eseguita con trombe e strumenti a fiato; assomigliava un po’ alla musica del film “La vita è bella”, anche se non era quella, insomma, la musica che accompagna Benigni da un po’ di tempo a questa parte; d’improvviso, spunta sul palco lui, correndo e zompettando di qua e di là, salutando tutti, facendo piroette e facendo rotolare game e braccia all’impazzata, con un sorriso da orecchio a orecchio che solo così caricava di entusiasmo la gente. Avrà fatto un paio di minuti improvvisando questo “riscaldamento” ed io ho avuto qualche istante per guardarmi attorno: la gente batteva le mani come impazzita, molti ridevano, moltissimi avevano gli occhi spalancati e il sorriso sulle labbra…la magia, il tocco, la carica, l’entusiasmo di Benigni avevano già colpito Padova (la città con la maggiore percentuale al mondo di padovani!).
Il toscanaccio saluta tutti in dialetto veneto (!), porge saluti particolari al Sindaco Zanonato e a Roberto Baggio (auguri), seduti entrambi in prima fila, e poi inizia con una stupenda introduzione in stile “benignano” (anzi, “benigno”) passando dall’attualità locale a quella nazionale, soffermandosi su aspetti politici (ma non di politica, proprio sui politici) senza risparmiarsi “qualche” frecciatina a Berlusconi (impossibile ripetere una battuta, erano tutte stupende ed intelligenti).
Stupendo il racconto delle sfide di quartine nel suo paese nativo quando, per prendere qualche lira, lavorava dietro il bancone di un bar e non da meno le considerazioni sulla vita, l’amore, l’eterno.
Quindi Roberto (permettetemelo, ma domenica ci sembrava di stare tutti ad ascoltare un grande amico) inizia a decantare un Canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, quello di Paolo e Francesca.
Benigni è estasiato dalla bellezza dell’opera, la descrive, senza mezzi termini e senza possibilità di discussione, l’opera più bella di ogni dove e di ogni quando. Introduce Dante e la sua vita, cominciando pian piano ad addentrarsi tra versi veri e propri.
Le interruzioni, se di interruzioni si può parlare, sono frequenti, ma giusto per impedire che il pubblico non si perda tra i molteplici significati e il difficile lessico che Dante ha utilizzato per scrivere la Divina Commedia.
Ascoltando Benigni, riscopriamo una Commedia assolutamente attuale, passionale, carnale, erotica, piena di sentimenti.
Dopo due ore, senza essersi mai fermato, parlando in continuazione a tono sostenuto, senza mai perdere il filo, con lo spirito di un insegnante che vuole far capire quanto di bello c’è dietro la Divina Commedia, si prende giusto trenta secondi per bere un bicchier d’acqua.
Alla ripresa, recita il Canto fin lì disegnato con un animo da far venire le lacrime.
Durante i versi che vedono protagonisti Paolo e Francesca quasi si mette a piangere.
Il pubblico è coinvolto e quasi incantato.
Il silenzio è sovrano tra il pubblico mentre Benigni recita a memoria, con un’interpretazione da Oscar (!), uno dopo l’altro i versi del canto.
La scenografia dietro di lui è di un rosso acceso, un rosso inferno, che aiuta il pubblico a calarsi nella scena.
Sono cinque minuti indescrivibili.
Tutto lo spettacolo è stato indescrivibile!
Alla fine, uscendo, e dopo dieci minuti di applausi e standing ovation, mi sono sentito ricaricato e rigenerato.
Avevo voglia di leggere la Divina Commedia, avevo voglia di lasciarmi dietro i problemi e di vivere ancor di più la vita per quello che essa veramente vale, avevo voglia di sorridere e di ridere, avevo voglia di farmi una corsa o un salto o una piroetta, avevo voglia di dire al mio amore che l’amavo…avevo voglia di dire: “Roberto…grazie!!!”

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