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mag/07

Sito come sinonimo di autorevolezza

Ottimo spunto partito da un’interessante discussione avuta durante la recente cena di classe assieme ai compagni delle superiori.
Marco, laureando in Economia e Scambi Internazionali, è appena tornato da Miami (Florida) dove ha lavorato per alcuni ristoranti. Venendo a conoscenza del fatto che lavoravo con Internet ha subito acceso uno scambio di opinioni sul commercio elettronico. Mi accennava al fatto che lì, tutti ma proprio tutti hanno il sito. Azienda, negozi, negozietti, bar, locali, supermercati, ristoranti. Tutti hanno il sito.
Al che ho pensato: “ma cosa se ne fa un ristorante di un sito?”, va bene dare informazioni sul menu, i contatti per prenotare, qualche foto per farsi l’idea, ma alla fine non vai, in linea di massima, commercio elettronico, quindi non dovrebbe essere così scontato o necessario che un ristorante abbia un sito web.
Marco mi diceva invece che quello dei siti web è un mercato dinamicissimo, perchè i ristoranti continuano a fare restyling su restyling per essere in linea con le ultime novità del web design.
“Ma perchè” ci siamo chiesti? E la stessa domanda la vorrei girare a voi, introducendo un mio punto di vista.
Non è che, poichè in U.S.A. sono così avanti, il sito web (figo) è diventato un sinonimo di autorevolezza? Cioè, io americano, perennemente online, assegno dei punti di credito al ristorante solo perchè ha il sito? Potrei pensare male di un ristorante solo per il fatto che “e che cavoli, nel 2007 non hai ancora un sito web oppure non hai ancora qualche meno in AJAX?”.
Visto che online c’è quasi tutto? Un americano potrebbe vedere come “fuori dal mondo” un ristorante o un’attività che non ha un sito e quindi considerarla meno di altre?

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Commenti

Matteo scrive,

maggio 21, 2007 @ 10:15

Io credo sia un discorso, più vasto, di cultura informatica e tecnologica.
Pensiamo che la nostra “classe dirigente”, quindi la generazione precedente alla nostra, ha ancora difficoltà ad avvicinarsi al computer; lo vede come una cosa distante, supeflua e, se proprio deve, ne delega l’uso ad altri. Questo succede nelle medie e piccole realtà produttive, che sono le più diffuse in Italia.
Le cose non vanno molto meglio per i “giovani”: il computer è entrato nella quotidianità ma quanti sanno andare oltre un utilizzo comune e superficiale? Quanti conoscono (o provano a figurarsi) le reali potenzialità della rete?
Ma non occorre andare negli USA per accorgersi della differenza… mi è capitato più volte di conoscere studenti dei paesi del nord Europa ed ho visto in tutti, anche in quelli che non possiedono una formazione tecnologica in senso stretto, un’attitudine naturale all’utilizzo degli strumenti informatici più vari. Facile trovare chi sa configurare una rete; chi sa realizzare piccoli script in php; chi sa imbastire un semplice sito web con tutti i crismi.
E’ triste ma normale, quindi, che certi prodotti e servizi siano guardati ancora con sospetto e sufficienza.
Con un po’ di lungimiranza possiamo guardare ali USA e immaginare come sarà la nostra società di qui a, diciamo, 10 anni?

marco scrive,

maggio 21, 2007 @ 10:26

ottime considerazioni.
però non desideravo fare un confronto USA – italia (tirandoci un po’ fuori dall’europa, visti i tuoi spunti). capisco che c’è, probabilmente, una base di fondi che ci manca per continuare la discussione, forse sono considerazioni un po’ pioneristiche per una realtà come quella italiana, però, voi utenti avanzati (tiriamo fuori la parte più USA che c’è in noi italiani :-D ), considerate il sito come sinonimo di autorevolezza?
se vi arriva un’offerta di lavoro, per esempio, e andate sul sito dell’azienda, che peso date a com’è fatto il sito? alla grafica? ai contenuti? alla presenza o meno di un corporate blog? considerate più autorevole un’azienda (senza conoscerla) se ha un sito 2.0?
oppure dal sito tirate giù solo l’indirizzo e non ne traete particolari impressioni che poi riflettete sull’azienda?

Matteo scrive,

maggio 21, 2007 @ 10:36

Beh, dipende dall’azienda :-D
Ovviamente un “bel” sito costituisce sicuramente un motivo di merito, soprattitto se è una ditta che opera nel campo della tecnologia.
Altrimenti, anche se l’istinto mi direbbe il contrario, ho imparato a non darci troppo peso: ho avuto esperienze con professionisti con ottime qualificazioni nel proprio settore, ma assolutamente refrattari ad ogni tipo di innovazione.
Certo, per inclinazione, non riuscirei a lavorare a lungo in questi ambienti.

marco scrive,

maggio 21, 2007 @ 11:33

quindi, un sito web è in grado di passare autorevolezza per una qualsiasi attività, anche un ristorante, solo dove c’è l’attitudine sociale e l’apertura all’utilizzo di certe tecnologie?
insomma, qui da noi assolutamente no, in USA invece è così?
:-)

Matteo scrive,

maggio 21, 2007 @ 12:15

D’altra parte la pubblicità è l’anima del commercio, no? Una bella vetrina fa sicuramente il suo gioco… e sicuramente un sito ha più efficacia negli ambienti culturalmente più predisposti ai messaggi veicolati via web. Sia chiaro che il mio è un discorso generico: dovrei passare qualche mese negli USA per farmi un’idea solida (un conto è parlare da qui, un conto è “dalla strada”)

marco scrive,

maggio 21, 2007 @ 12:20

chiaro! pure io…però era uno scambio di punti di vista! ;-)

fradefra scrive,

maggio 22, 2007 @ 16:52

Io vorrei dire che anche in Italia ci sono persone che se cercano qualcosa, la cercano solo su Internet. Poi vanno nel negozio, ma cercare cercano sul web. Non prendono le pagine gialle.

Ad esempio, se decido di andare in un ristorante ed ho voglia di cambiare, mi metto su google. Quindi un ristorante che non abbia un sito, io non lo troverò mai…

Questo vale per un dentista, per una officina, per un laboratorio di riparazioni, ecc.

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