Non molto tempo fa ho ricevuto un messaggio sul cellulare di un amico che stava continuando una di quelle fastidiose catene di Sant’Antonio che si sono trasferite dalle email agli sms.
Il titolo, ironico, di questo post, nasce proprio dal contenuto di quel messaggio.
Il tentativo, altrettanto ironico, era quello di voler sembrare una petizione per fermare le apparizioni televisive di Lino Banfi (peccato, mi rendo conto proprio ora che il blog è morto) in occasione della promozione del suo nuovo film “Un allenatore nel pallone 2“.
Ora, non voglio certo criticare Lino Banfi, anzi, ho ancora qualche lacrima da parte dai tempi di (il vero) “L’allenatore nel pallone” e “Vieni avanti cretino”, per dirne due su tutti.
Piuttosto vorrei focalizzare l’attenzione su questo, ribatezzato da me (credo), “everywhere advertising“.
Un altro caso simile è accaduto in occasione della promozione del nuovo libro di Mike Bongiorno e, sostanzialmente, si tratta di una vera e propria invasione del testimonial del caso in qualsivoglia trasmissione televisiva.
L’aspetto che ha richiamato la mia attenzione è stato il fatto che, nonostante i dichiarati rapporti tra Rai e Mediaset (non proprio amichevoli), nelle due occasione, sia Lino Banfi che Mike Bongiorno, sono transitati da “Che tempo che fa” di Fabio Fazio a “Buona Domenica” di non so chi, tanto per enunciare una trasmissione “a testa”.
Non faccio considerazioni ne tanto meno esprimo giudizi, però mi e vi lascio con questo dubbio non troppo chiaro: come mai, in occasione di promuovere libri o film, i testimonial vanno “a reti unificate”? Non suona strana questa “alleanza” tra due aziende che non perdono tempo di farsi la guerra?
Ma soprattutto, (noi) telespettatori, siamo davvero così imbecilli che, a furia di bombardarci in ogni dove ed in ogni quando, il libro di Mike vuoi vedere che alla fine ce lo compriamo?
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