Oggi mi è arrivato, via Facebook, il secondo invito a “dire la mia” commentando il post di un blog.
Non era nemmeno a non molta distanza, in termini temporali, dal primo: come se si trattasse di una nuova “strategia” appena nata (che poi, appena nata, davvero non è).
Il primo invito l’ho considerato come un tentativo di portare traffico verso uno specifico post di questo blog.
Il secondo invito l’ho considerato come un tentativo di portare traffico verso il blog. E basta.
Tutto sommato si tratta di un buon metodo per utilizzare un social network, Facebook in questo caso, se l’obiettivo è quello di veicolare traffico ed ottenere maggiore visibilità.
Solo una cosa mi è dispiaciuta. Davvero.
Che l’utente in questione utilizzasse il proprio account e la propria rete di contatti su Facebook per dare visibilità al proprio blog. E basta.
Da qui è partita la considerazione (un secondo dopo aver rifiutato l’invito e cancellato la mail): in Italia siamo davvero pronti per questo tipo di approccio ai contenuti generati dagli utenti? Siamo pronti ad esprimere un parere positivo su qualcosa scritto da altri?
E’ vero che sempre più media stanno iniziando ad approcciare questo meraviglioso aspetto di Internet (parlo degli ugc), per tanto sempre più utenti non-avanzati cominciano ad accorgersi di questa altrettanto meravigliosa evoluzione della rete (parlo sempre degli ugc), però, alla fine dei conti, sono gli addetti ai lavori quelli che conoscono l’esistenza degli strumenti per poter esprimere le proprie opinioni in merito ai contenuti scritti dagli altri e da loro stessi.
E l’impressione è che questi addetti ai lavori, me compreso, non utilizzino lo strumento secondo quella che è la vera natura dello stesso.
Vedo un utilizzo volto a cercare di fornire maggiore visibilità ai propri contenuti, ai propri blog, ai propri progetti. Solo ai propri progetti. Forse non è poi nemmeno così sbagliato ed è assolutamente comprensibile.
Però il successo di Digg dimostra come, in realtà, dall’altra parte dell’oceano, l’approccio sia completamente diverso; l’obiettivo sembra quasi quello di voler ottenere visibilità segnalando i contenuti degli altri piuttosto che i propri; ciò diventare “famoso” per essere quello che “ti segnala la storia se davvero merita” arrivando ad essere quello che “se te la segnalo io, la tua storia, viene apprezzata di più”.
Siti di news rating, social network, alla fine hanno fatto il boom che tutti conosciamo esattamente per questo motivo, per un senso di meritocrazia dove l’utente vota la storia che più apprezza.
Qui vedo i corrispettivi siti italiani come risorse che pullulano meno di attività, di scambio, di utenti, di “social”; li vedo, purtroppo, come “ennesimo sito dove andare a postare un link al mio blog”.
Sia ben chiaro, lo faccio pure io.
Però un po’ mi dispiace.
Voi che dite?
Se questo post ti è piaciuto, puoi decidere di ricevere gratuitamente gli aggiornamenti del blog abbonandoti al Feed RSS. Clicca qui.



















