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feb/08

Web Analytics sulle ricerche interne ad un blog orizzontale

Con questo ultimo post desidero condividere alcune considerazioni circa le ricerche interne che si possono effettuare all’interno di un blog.

Chiaramente, le considerazioni nascono dall’analisi della Long Tail interna di questo blog, per tanto si rifanno allo specifico caso di un blog orizzontale.

Relativamente ai requisiti, questa volta, credo che non sia necessario il fatto che un blog generi una quantità considerevole di traffico.
Tanto meno mi sento di definire un profilo per l’utente, ma, concedetemelo, mi aspetto quanto meno che rispetti i più tradizionali “canoni 2.0” di un utente che si è perso nella blogosfera: passare, freneticamente e rimbalzando, da un blog all’altro, aggiungendone uno sì e due no all’aggregatore, dedicando meno di 60 secondi ad ogni pagina sulla quale atterra.

Per tanto, alla luce di quanto appena detto, mi sento di riassumere che, dal mio punto di vista, la Long Tail interna dovrebbe essere costituita da quelle parole chiave che vanno a ricollegarsi ad un particolare contenuto che ha fatto breccia nella memoria dell’utente.

Io spesso faccio questo ragionamento: “qual è quel blog dove c’era quel post su…?”; alla domanda, trovo risposta, semplicemente, effettuando delle ricerche, all’interno di questo e di quel blog sperando di ripescare l’articolo ricercato.

Quindi le ricerche interne potrebbero ricondurre ad articoli che, magari più di altri, sono stati ritenuti di qualità e che hanno riscosso quindi successo nella mente dell’utente.
A tali aspetti, comunque, ne vanno aggiunti altri come le ricerche dai motori, i preferiti e i siti di social bookmarking volendo individuare un metro di misura della bontà dei post.

La Long Tail interna poi potrebbe essere costituita da termini legati a:

  • ciò che l’utente ricollega al blog;
  • ciò che l’utente ricollega al blogger;
  • nulla; cioè termini ai quali, probabilmente, non si riesce a dare un perchè;
  • tentativi di rintracciare contenuti che però sono presenti in altri blog (come nell’esempio di come io, di solito, ricerco all’interno dei blog).

Che dite, c’è altro?
Vostre considerazioni?

Aggiungo di seguito i link alle altre puntate di questa serie di post circa la web analytics sulle ricerche interne di siti web di varia natura:

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in Blogosfera, Considerazioni, Web Analytics · TrackBack URL

Commenti

diggita.it scrive,

febbraio 12, 2008 @ 17:56

Web Analytics sulle ricerche interne ad un blog orizzontale…

Con questo ultimo post desidero condividere alcune considerazioni circa le ricerche interne che si possono effettuare all’interno di un blog….

Daniel - GenitronSviluppo.com scrive,

febbraio 12, 2008 @ 19:17

Buonasera Marco,

davvero ottima analisi come sempre!

Difficile aggiungere qualcosa!

Mi piacerebbe pensare che questi punti si possano rifare anche ad un blog verticale!!! Bisognerebbe pensarci meglio per un maggior controllo dell’usabilità!

Buon ottimo lavoro a tutti!

fradefra scrive,

febbraio 12, 2008 @ 23:51

Io penso che l’idea di valorizzare in qualche modo le ricerche fatte dal navigatore sul blog possa avere un senso e dare qualche informazione.

Starei molto attento, però, nel trarre conclusioni. La psicologia del visitatore è ancora troppo poco conosciuta per fare affermazioni sulla base dei fatti. I fatti non sono prova delle motivazioni. Sarebbe bello se fosse così, ma non lo è.

Quindi, giusto studiare, ma temo che sia ancora un po’ presto per trarre conclusioni.

Ad esempio.
Se un visitatore fa una ricerca che lo porta ad un post e ci va, non è detto che poi il post fosse proprio quello che cercava. Magari il titolo l’ha incuriosito. Poi magari lo ha letto e detto “che schifo…”
Noi tendiamo a fare il collegamento Lettura = Interesse. Ma questo non è assolutamente vero. A volte si legge solo perché attrae il titolo (o per altri motivi, tra cui anche i fraintesi) poi invece l’interesse reale è tutt’altra cosa.

Posting IT scrive,

febbraio 13, 2008 @ 00:24

Feed, i nuovi database per la micro ricerca online?…

Dovuta premessa, questo post nasce dalla lettura di un interessante articolo scritto da Marco Ziero riguardate gli studi sulla Coda Lunga nelle ricerche interne di un blog o dominio.
In particolare quando dice che spesso ci si ricorda di un contenuto, …

marco scrive,

febbraio 13, 2008 @ 10:26

@ Fradefra

E’ vero. Sacrosanta verità. A volte ci scappa di fare in estrema velocità il collegamento lettura = interesse. E’ utile tornare qualche passo indietro e vedere l’intera analisi da un punto di vista più largo.

Spesso, ma non troppo :) , me ne dimentico.
Grazie per averlo ricordato.

quasigoal scrive,

febbraio 13, 2008 @ 13:32

Lettura = interesse sarà anche fuorviante, ma se tu ogni tanto lo dimentichi, beh, il mondo là fuori manco ne ha consapevolezza. ;0)
Con questo non voglio essere un disfattista, ma solo rimarcare come il nostro sia spesso un filosofeggiare del web che al mondo là fuori non fa nè caldo nè freddo.

Sottolineo che un medium che ha per tutti noi un ruolo importante come una “sorella” (la televisione) per anni ha cancellato programmi (lo fa tutt’oggi) solo perchè l’Auditel dava uno share scarso. Ricordo che l’Auditel è un dispositivo poco diffuso rispetto al totale degli utenti basato sul “sintonizzato”. Se poi il programma lo “guardi” addormentato sul divano non conta nemmeno per aziende come Mediaset e Rai. Perciò fanno davvero un “sintonizzato=interesse”.

E noi del web dobiamo davvero farci problemi?
Capisco benissimo che internet è un medium altamente misurabile, ma torniamo al mondo di tutti i giorni.
Io “lettura=interesse” al cliente – concedetemelo autorevoli fradefra e cibino – glielo vendo se posso!
Come fanno quelli (miliardari) della TV!
Basta etica, più pragmatica! :0)

marco scrive,

febbraio 13, 2008 @ 13:38

@ quasigoal

Ci sono scenari dove posso capire il tuo punto di vista.
Ma ce ne sono tanti altri dove non credo sia applicabile.

Un esempio sono gli e-commerce.
O più in generale dove si lavora con le conversioni.

Se ho un aumento del traffico non posso dire al mio cliente che sta andando tutto a gonfie vele perchè se non analizzo le conversione potrebbe anche essere che lui mi risponde: “beh, a me risulta che stiamo vendendo meno dell’anno scorso…come me lo spieghi?”.

Credo che in questi frangenti sia fondamentale adottare un altro punto di vista.

Poi è vero che il “vero” mondo è distante da queste teorie, ma:
- dobbiamo cercare di far parlare di più questi due universi;
- nel caso di consulenze, siamo noi l’Auditel in questione e, in certi ambiti, mi ricollego a quanto detto relativamente agli e-commerce: si possono fare davvero il bello od il brutto tempo.

Vediamo che dice fradefra :)

fradefra scrive,

febbraio 13, 2008 @ 13:52

Io direi che quasigoal ha ragione, ma qui dobbiamo distinguere ciò che si dice “per cinismo ed interesse” da quello che si dice tra noi, del settore, ai fini del comprendere un fenomeno.

Io su questo blog non mi pongo il problema di cosa dire ai potenziali clienti, ma di discutere tra noi su come stiano realmente le cose.

Quindi faccio affermazioni spesso controcorrente proprio perché voglio il fatto in sé, la sua essenza e la sua anima, non ciò che sembra.

Poi a volte so che ai clienti si possono dire cose diverse (anche se tento di non farlo).

quasigoal scrive,

febbraio 13, 2008 @ 15:40

risposte valide e precisazioni corrette. Io ogni tanto sollevo un pò di polvere, spargo un pò di pepe. ;0)
in questo specifico blog…sono io ad aver portato il tema fuori strada.

Ma…è un pò quello che ho spesso detto a Leo Bellini, mio proff al master: Leo, per la mia esperienza… internet …è tutto una gran truffa (verso i clienti).
Povero Leo, sapete benissimo come invece lui si ponga al web. Ci stava malissimo.

Non per nulla da SEO farei cose furbette (qui lo dico e qui lo nego!), tipo non inserirei i tassi di conversione sui report di campagne andate malino (o lo faccio già ?!?). eh eh eh
O anche non mi farei tanti problemi a vendere posizionamenti per chiavi come “pincopallazione reti da pesca” (dai…non oso tanto, provoco un pò, eh eh eh)

Ma se invece fossi io il responsabile marketing di una azienda….bè, cari fradefra, cibino, quasigoal…. attenti a quelli che mi dite e venite a mostrare, perchè a me non mi si frega!

Daniela Trifone scrive,

febbraio 26, 2008 @ 23:32

Interessante il tuo punto di vista, Marco, naturalmente le motivazioni che portano un utente ad utilizzare un tool di ricerca interno, quando si accorge che ne esiste uno, possono davvero essere molteplici e spesso non del tutto prevedibili.

Ad esempio non mi sorprenderebbe affatto che qualcuno considerasse come equivalenti i box di ricerca powered by Google presenti su molti blog e Google stesso, la presenza tra i log di query totalmente fuori tema potrebbe facilmente confermare questa ipotesi, sono sicura però che la realtà va ben oltre la fantasia in questi casi ;)

P.S. A proposito di ricerca interna, se non lo hai ancora fatto ti suggerisco di testare le funzionalità avanzate di Google Analytics per analizzare meglio le abitudini di utilizzo dei motori interni a siti/blog ;)

marco scrive,

febbraio 27, 2008 @ 10:08

Ciao Daniela, innanzitutto grazie del passaggio e del contributo.

Sono assolutamente d’accordo relativamente al fatto che l’utente potrebbe considerare il box di ricerca come quello di Google; hai ragione, potrebbe spiegare la non correlazione tra i temi affrontati nel sito e le chiavi di ricerca utilizzate.
Non ci avevo pensato, ma devo dire di trovarmi molto allineato con te sotto questo punto di vista.

Una nota particolare a quel dettaglio messo tra le virgole: “quando si accorge che ne esiste uno”. Grande!
E’ verissimo anche questo.

Circa la funzionalità di Google Analytics ho già attivato il tracciamento delle ricerche avanzate e l’analisi della mia Long Tail interna sarà proprio oggetto di uno dei prossimi studi/post.

Ciao Daniela. :)

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