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feb/08

Corporate blog. Dico la mia sui blog aziendali

Durante le festività natalizie mi sono potuto dedicare alla lettura.
Tra le varie cose lette e studiate ho ritagliato del tempo (ben speso), per la lettura di questa tesi e di questo libro (anche se il libro devo ancora finirlo).

Trattando il medesimo argomento, i corporate blog o blog aziendali, è chiaro che ho visto citare, nei medesimi scritti, le stesse case history circa i blog aziendali di successo in Italia: Ducati, Samsung, Google.

Non voglio criticare il lavoro svolto dai due autori, anzi, posso solo ringraziare per avermi dato la possibilità di leggere molto cose interessanti, però, come sempre :P , voglio dire la mia.

La prendo larga: qui in MOCA stiamo pensando di far partire un progetto corporate che prevede l’investimento di una fetta di risorse da dedicare ad uno spazio che, semplicemente, potremmo definire un blog (anche se, nella reatà non sarà così), perciò, probabilmente, certi aspetti che riguardano il corporate blog, li prendo di petto.

Tornate ai Brand citati sopra: Ducati, Samsung, Google
Quello che dico io è questo: troppo facile!

L’ottica con la quale mi pongo è la seguente: utilizzare il blog come mezzo di comunicazione per concretizzare una realtà che riesca a ritagliarsi uno spazio nel mercato attuale.
Che è ben diversa da: utilizzare il blog per inserirsi nella conversazione tra domanda ed offerta cogliendo l’occasione per rafforzare il rapporto con l’utente finale favorendo l’ascolto piuttosto che l’imposizione di messaggi pubblicitari.

Per quanto siano belli entrambi, desidero focalizzare la mia attenzione sul primo aspetto, perchè è quella la vera sfida.

E’ troppo facile creare un corporate blog di successo quando ti chiami Google.
Si tratta piuttosto di un ulteriore strumento per fidelizzare e conoscere l’utente, ma Google poteva inventarsi qualsiasi cosa, sarebbe stata subito “cool” comunque.

Invece, la cosa difficile, è riuscire ad imporsi per mentalità, originalità, trasparenza ed apertura utilizzando come strumento di comunicazione il blog.
Quella sarebbe una bella case history.

Certo non posso dimenticare la bella realtà di Lago.it, dietro la quale c’è anche il mio amico Nicola Zago, però è anche vero che il prodotto offerto si presta bene per il tipo di comunicazione di cui stiamo parlando.

Mi piacerebbe invece scovare e studiare un’azienda che lavora in maniera più diretta con e sul web e che, con l’aiuto di un corporate blog, è riuscita a ricavarsi un suo piccolo spazio nel mercato.
Lì si che ci sarebbe da studiare ed imparare.

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in Blogosfera, Considerazioni · TrackBack URL

Commenti

DAG scrive,

febbraio 6, 2008 @ 09:25

Probabilmente un Corporate Blog (ben gestito) è meglio di niente, ma concordo con te quando affermi che le case history presentate sono fin troppo scontate.

marco scrive,

febbraio 6, 2008 @ 10:14

Esatto, la questione è esattamente quella. :-)

Valentina Tolomelli scrive,

febbraio 6, 2008 @ 11:22

Ciao Marco,
probabilmente lo scopo è proprio quello di far capire che un blog è inutile e dannoso se non è “coltivato” in un terreno fertile. Se tutti i casi di successo appaiono scontati è proprio per questo motivo.

In ogni caso, se ti interessano attività più piccole, che hanno avuto successo partendo da zero, ti consiglio l’ormai arcinoto blog dell’azienda agricola san lorenzo (http://sl.san-lorenzo.com/), che nulla ha da invidiare per strategia ai nostri amati Desmoblog, blog Samsung, ecc.

Saluti,
Valentina Tolomelli
Desmoblog

marco scrive,

febbraio 6, 2008 @ 11:47

Ciao Valentina,

concordo in toto relativamente alla necessità di coltivare un blog in maniera costante ed attiva.

Come avrai capito non ho nulla contro i grandi Brand che si avvalgono anche di questo mezzo di comunicazione. Anzi!

Però, circa eventuali documentazioni che trattano i Corporate Blog, ogni tanto mi piacerebbe leggere case di realtà che si sono ritagliate spazio proprio grazie all’originalità di quanto scritto nel proprio blog.
Per tanto ti ringrazio per aver citato l’Azienda Agricola San Lorenzo.

Ti saluto, ti ringrazio della visita e del commento e ti auguro buon lavoro.
Ciao! :)

Daniel - GenitronSviluppo.com scrive,

febbraio 6, 2008 @ 11:56

Ottimo Marco,

è da un pezzo che ci sto pensando anch’io. E la questione a mio parere è davvero interessante e di sicuro successo.

Ora lo sta per lanciare un mio cliente che per settore di interesse farà abbastanza da apripista. Ma ne parlerò a momento debito sperando che il suo corporate blog lo porti avanti e bene soprattutto (a detta sua è di buona volontà).

Avanti a studiare!

Daniel – GenitronSviluppo.com

marco scrive,

febbraio 6, 2008 @ 14:19

@ Daniel

Una volta partito il progetto, tienici aggiornati in merito ai risultati conseguiti. ;)

Nicola scrive,

febbraio 7, 2008 @ 11:32

Usate flickr?
oltre alla comodità di postare foto, cosa vi costringe – o quantomeno invita – a fare?
dovete fermarvi a pensare ad un titolo, a dei tag, a dei gruppi, alla mappa, magari ad una descrizione.

Attivare un corporate blog impone lo stesso tipo di elaborazione dei contenuti, che incide non poco con una sorta di retroazione nella vita aziendale. Prima di flickr non mi preoccupavo di catalogare le mie foto che inevitabilmente rimanevano in una valigia, prima del blog non ci preoccupavamo di strutturare, elaborare e rendere fruibile una grande mole di contenuti che si sedimentavano e marcivano nei server o sulle scrivanie.

Se vista in quest’ottica, la vita di un corporate blog non è per nulla scontata, indipendentemente che si tratti di piccola, media azienda o multinazionale. Ricordo che sentendo le loro testimonianze, le criticità affrontate da Valentina di Desmoblog o Andrea Andreutti di Samsung erano identiche alle mie, pur a distanza di milioni di euro di fatturato.Questo perchè il processo di traduzione della conoscenza aziendale, con tempismo e sensibilità, deve essere sempre fatto da un essere umano, e pur sempre di traduzione si tratta e difficilmente un corporate blog riesce a crescere e resitere là dove mancano contenuti ed un certo tipo di humus, e come ben sappiamo il budget di investimento in comunicazione non conta.

Tutto sto pistolotto per dire che le case history in esame non sono per nulla scontate, anzi per me la difficoltà di bloggare è direttamente proporzionale alla dimensione dell’azienda.

Grazie Marco per aver stimolato il dibattito.

marco scrive,

febbraio 7, 2008 @ 15:19

Ciao Nicola,
grazie per l’ottimo intervento! :)

Quanto dici è tutto assolutamente corretto.
Non ho la benchè minima intenzione di scrivere opinioni che vanno nel senso opposto.

Però, relativamente alle case history che spesso popolano i documenti che trattano i Corporate Blog, rimango della mia idea.

Mi piacerebbe individuare realtà che, un po’ come Lago, grazie al blog hanno guadagnato parecchia visibilità.

Non dico che essendo un grande Brand diventa tutto più facile, però Google poteva inventarsi anche qualcos’altro…sarebbe stato taggato comunque come case history, magari non sotto la voce Corporate Blog.

La tua testimonianza è molto utile; tutto ciò che dici è assolutamente vero, però, come dicevo nel post, vorrei individuare realtà che grazie al Brand si sono ricavati uno spazio nel mercato.

Grazie a te per averla alimentata, questa discussione. :)

Delos scrive,

febbraio 10, 2008 @ 14:19

Non so se va bene, ma grazie prima al forum e poi al blog la scuola di cinema “Pigrecoemme” ( http://www.pigrecoemme.com ) ha costruito il suo brand solo grazie ad Internet.

mattia scrive,

febbraio 11, 2008 @ 12:06

Ciao. Trovo la discussione molto interessante in tutti i suoi risvolti. Un blog coltivato in terreno fertile facilita non poco il lavoro di chi scrive, ma penso anche che la fantasia e la capacità di comunicare in modo nuovo siano altri aspetti da non sottovalutare. Il blog è un luogo in cui la comunicazione avviene con modalità diverse rispetto ad un sito istituzionale che per sua natura è più rigido, sono d’accordo col dire che alcune realtà facilitano il successo per loro conformazione ma non lo danno per scontato.
La mia esperienza con il blog di Mizar mi sta facendo scoprire proprio questo e mi fa trovare d’accordo con Nicola sul discorso della retroazione in azienda, quella fase del recupero di materiali che un tempo rimanevano sepolti nelle scrivanie e poi abbandonati. Non è semplice farli rivivere con le modalità di comunicazione fresca diretta ed aperta, più umanizzata, proprie del blog.
Il lavoro nel mio caso, è ancora molto.

marco scrive,

febbraio 11, 2008 @ 21:07

Ringrazio Delos e Mattia per gli ottimi contributi. :-)

max scrive,

febbraio 24, 2008 @ 23:03

ciao marco, il tema dei corporate blog mi interessa molto (sono un pubblicitario che sta tentando di evolvere il suo ruolo, sia internamente sia sul fronte del servizo ai clienti) e anche per questo ho aperto un blog dedicato proprio a queste realtà (si chiama aziende con le orecchie) (oltre al mio personale e a quello di agenzia).

trovo interessante il tuo spunto, anche se non sono certo di capire fino in fondo la differenza che tracci. vero che se ti chiami google tutto sembra cool subito, ma per lo stesso motivo hai altrettanta pressione e attenzione su di te, cose che alzano la soglia della tua coolness, quindi in un certo senso le due problematiche si compensano.

credo in realtà che tu affronti due aspetti della stessa faccenda.

cogliere la sfida di raccontarsi non è detto che sia più facile se sei un brand come ducati, o microsoft. personalmente credo sia più difficile, perché hai molto più da mettere in gioco, rispetto a una marca sconosciuta o meno nota, e quindi molto più da perdere. per non entrare nelle problematiche interne all’azienda che conme tutti sappiamo più e grande meno è dinamica, reattiva, pronta…

in questi mesi in cui mi sono interessato a internet e alle conversazioni, credo di aver capito che i valori dei brand come sono stati costruiti finora non hanno molto valore su internet, semmai, al contrario, possono costituire pesanti zavorre che i blogger e in genere i consumatori più avveduti guardano quasi con sospetto.

peraltro, conosco blog aziendali molto piccoli e di nicchia, magari possono sembrare progetti più originali di quelli dei marchi noti, ma – imho – credo che ogni corporate blog (anzi: ogni blog) sia una roba originale di per se, sia che si chiami cocacola (lo conosci? ha aperto a gennaio) sia pincopallino.

cmq, per la tua ricerca, suggerisco berto salotti come caso di azienda che ha costruito molto sul blog e con internet in generale. poi ci sono i casi di stormhoek e soprattutto english cut, che conoscerai già, ma…sssamai.

scusami se mi sono un po’prolungato, ma… la domanda era troppo bella!

un saluto e buon lavoro
max

marco scrive,

febbraio 25, 2008 @ 10:29

Max, grazie del contributo. Notevole.

Non volevo dire che creare un corporate blog è più facile per un brand già affermato, magari anche solo offline.

Però, prendendo il blog di Ducati, mi viene facile pensare che non è stato poi così difficile creare la community attorno allo stesso, anche perchè vi è già una community ben più grossa attorno al Brand.

E’ chiaro che si tratta di un altro servizio che il Brand offre alla community per condividere la conversazione.
Ed è altrettanto chiaro che per Ducati la posta in gioco è molto più alta rispetto ad una piccola media realtà.
Ma è anche per questo che il consulente dovrebbe sempre far presente il fatto che il blog può essere un’arma a doppio taglio che, se usata nella maniera errata, può fare male veramente.

Il punto sul quale mi focalizzavo era piuttosto incentrato su tutti i documenti e le risorse che parlano e trattano di corporate blog.
Tra gli esempi di corporate blog che hanno registrato successo vedo sempre “i soliti”.
Ed è fin troppo facile, con tutto il rispetto parlando, creare questo tipo di documentazione.

Perchè invece non si prepara un bel documento che analizzi il successo di un corporate blog di un’azienda medio piccola che è riuscita ad attirare a se l’attenzione della rete proprio grazie ai contenuti ed alle idee scritte?
Un contenuto di questo tipo lo vedo più utile per chi vuole iniziare questa “avventura”.
Penso si avvicini maggiormente alla più larga percentuale di aziende che questo pensierino lo stanno facendo.

Qui in MOCA non posso suggerire come caso esempio il corporate blog di Google, perchè la risposta, alla quale difficilmente potrei controbattere, sarà: “Vabbè, ma è Google!”; se invece gli faccio vedere come una piccola realtà è riuscita a creare una rete di contatti e a ricavarsi un po’ di spazio nel mercato, sicuramente riuscirei a stuzzicare maggiormente l’interesse della mia azienda.

:)

max scrive,

febbraio 29, 2008 @ 17:07

non fa una grinza. da quel poco che so io, anche i migliori hanno avuto successo perché hanno avuto il coraggio di buttarsi…

suerte!

max

ps – da veneto, mi ha fatto troppo ridere il “chi seo” friday… bravi!!

Felicetta scrive,

marzo 5, 2008 @ 18:52

Ciao Marco,
mi chiamo Felicetta e sono una consulente per imprese.
Sto studiando per creare un blog relativo ai servizi che l’azienda, per cui lavoro, offre ai nostri clienti.
Avresti qualche consiglio da darmi per realizzare questo piccolo grande capolavoro?
Un abbraccio
Felicetta

marco scrive,

marzo 7, 2008 @ 11:13

Ciao Felicetta,

mi scuso fin da subito se la mia risposta non riuscirà a soddisfare completamente le tue esigenze.

In ogni caso partirei dalla tesi allegata a questo post e dal libro che ho appena finito di leggere: “Blog in azienda” di Debbie Weill.

:)

Felicetta scrive,

marzo 10, 2008 @ 11:04

Buon giorno Marco,
ti ringrazio molto per la tua risposta, in effetti la mia domanda è stata un pò generica :)
Comunque leggerò questa tesi e se non ti reco troppo disturbo ti terrò informato sulla nascita e sviluppo del blog.

Grazieeeeee…
Felicetta

marco scrive,

marzo 10, 2008 @ 19:56

@ Felicetta

Beh, direi che è il minimo! :)

Felicetta scrive,

marzo 11, 2008 @ 17:46

Ciao Marco,
il tuo incubo è tornato..:) Domanda intelligente: quanto potrei far pagare ad un’azienda che mi chiede di farle pubblicità sul mio blog? In linea di massima sapresti rispormi????Help!!!
Felicetta

marco scrive,

marzo 15, 2008 @ 10:37

@ Felicetta

Urca, la domanda da un milione di dollari. ;)
Dipende da un sacco di cose; le prime che mi vengono in mente sono: la forma (banner, post, link), il tema (se è lo stesso del blog), quanto traffico fai, quanto grande è il brand che vuole fare da sponsor.
Ed, in ogni caso, la cifra è davvero una variabile difficile da calcolare senza conoscere tutto lo scenario.

:)

Felicetta scrive,

marzo 19, 2008 @ 19:18

Non so cosa farei senza di te….:)
Grazie mille per la tua pazienza, comunque ormai manca veramente poco alla nascita del blog…ma prima di allora dovrai sopportarmi ancora un pò, non capita tutti i giorni di trovare persone qualificate.
Alla prossima e buona visita ad Amsterdam…
Felicetta

marco scrive,

marzo 20, 2008 @ 17:45

Eh eh, grazie. ;)

Felicetta scrive,

aprile 22, 2008 @ 18:32

Ciao Marco,
come stai? Come vedi il tuo incubo è tornato…:)
Ho una domanda alla quale soltanto tu puoi darmi risposta: un anno di pubblicità su un sito può costare € 5000???
Fammi sapere al più presto…
Un bacio grande
Felix

marco scrive,

aprile 23, 2008 @ 09:22

Ciao Felicetta,
è un piacere vederti tornare qui.
Io sto bene, grazie. Tu?
La domanda è difficile.
Come prima cosa mi farei delle domande alle quali cercherei di dare risposta. Per esempio:
- il sito è in grado di generare solo traffico in termini di numeri oppure c’è un’affinità tematica per tanto riesco ad incrociare tanta utenza molta della quale in target (quindi miei possibili clienti)?
- che forma ha questa pubblicità? Banner, link testuale, articolo…
- in che posizione del layout comparirà?
- sarà stabile o a rotazione con altri advertiser?
- di che grado di visibilità e popolarità gode il sito che ospiterebbe la tua pubblicità?
Queste sono le prime domande che mi vengono in mente e credo che il mio aiuto possa arrivare fino a qui.
Sai che se hai bisogno sono ben contento di confrontarmi con te…
Ti saluto, ciao! :)

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